Quel gran bazar che attirava la gente a Brera

Il fatto, come hanno riportato le cronache di tutti i giornali, che i commercianti della zona di Brera si lamentino di un forte calo degli incassi per la mancata presenza dei mercatini ambulanti, tenuti soprattutto dagli extracomunitari, dovrebbe far pensare. Innanzi tutto c'è da constatare come una generale distribuzione merceologica dei negozi in quella zona è evidentemente piena di carenze. Quindi che la richiesta di oggi, da parte di chi vuol fare quattro passi in una zona piacevole e culturalmente attrattiva come quella di Brera, come è più che comprensibile, sta anche verso acquisti di poco impegno. Ma non basta, perché un'osservazione più approfondita sta a dimostrare come la nostra città, pur nelle zone dichiarate eleganti e centrali, è più attraente quando le strade sono anche un po’ bazar.
Lo stilista Giorgio Armani si è recentemente lamentato affermando come il corso Vittorio Emanuele di oggi sia diventato un suk, ma forse non si è soffermato a lungo per vedere il flusso ininterrotto di pedoni, flusso che si riflette su un interessante incasso dei negozi presenti, quasi tutti poi a rappresentare marche che con i suk hanno poco a che fare. La realtà che la nostra città, anche nelle sue zone più centrali, è vissuta in maniera molto provinciale, ed è ancora molto lontana da quel volto raffinato, colto, elegante, fatto di design e di grandi progetti, che si sbandiera periodicamente.
Ne abbiamo di strada da percorrere, ed occorrono nuovi poli, nuove aree rivisitate, nuove iniziative che ci facciano vivere in un modo internazionale. Ed allora l’Expo del 2015 può diventare un’occasione per cominciare a lavorare anche su questo.