Quel legame unico tra lettori e cronisti

Scrivevo sul «Giornale» da alcuni anni. Spesso articoli in prima pagina, inchieste, anche editoriali. I lettori avevano cominciato a conoscere la mia firma, non la mia faccia. Non ero mai comparso in Tv. Nel ’97 venni chiamato da Gad Lerner a collaborare con la trasmissione «Pinocchio» su Raiuno. In principio dovevo solo preparare delle schede, poi all’improvviso decisero di mandarmi in video. Il giorno dopo la mia prima apparizione in Tv, un lettore del «Giornale» dal primo numero incontrò un mio collega sotto la redazione. I due si misero a parlare. I nostri lettori sono così, hanno una passione speciale e un affetto senza pari per la testata. A un certo punto il lettore dice al mio collega: «Leggo da tempo gli articoli di Mario Giordano e li apprezzo. Adesso ho visto che si è messo a scrivere anche testi per la Tv. Ma perché, anziché leggerli lui, li fa recitare da quel ragazzino di 13 anni?».
Racconto questo episodio per dire che non sempre conoscere il volto di una firma è una sorpresa piacevole.E’ vero che in quel caso, in particolare, si parlava del mio di volto (particolarmente deludente per quel lettore): sono sicuro che le altre firme del «Giornale» nascondono assai di meglio, anche se - ve l’assicuro - Robert Redford non s’è mai visto in redazione, Tom Cruise nemmeno. Però, ecco, capisco la perplessità: è come quando uno legge un libro e s’immagina i protagonisti. Poi ne fanno un film, e anche se l’attore scelto è il migliore sulla piazza, è sempre un po’ inferiore alla figura costruita dalla nostra fantasia...
Nonostante questo vale la pena correre il rischio e avvicinare il più possibile le firme del «Giornale» ai lettori. Un po’ perché, tanto, in questi anni la televisione l’hanno girata un po’ tutti e dunque i volti dei nostri editorialisti, per lo più, li conoscete già. Un po’, anzi: soprattutto, perché l’iniziativa che presentiamo in queste pagine non è solo un modo per vedere in faccia chi scrive sul nostro quotidiano. Ma anche un modo per vedere in faccia la realtà. Come è, da sempre, abitudine della casa.
Per vedere in faccia la realtà occorre muoversi. Quante volte lo ripetiamo in riunione di redazione: gli articoli migliori ancora oggi, nell’era di Internet e della comunicazione globale, si scrivono consumando la suola delle scarpe. Ma anche per chi non deve scrivere, ma vuole solo scoprire e capire il mondo in cui viviamo, non c’è nulla di meglio che viaggiare. E’ divertente, è interessante. E apre gli occhi.
Tanto più se lo si può fare in compagnia di chi quel pezzo di mondo lo conosce, lo frequenta e lo studia da anni. Mi pare che tra le prime iniziative, per esempio, ci siano un pellegrinaggio in Terrasanta con Andrea Tornielli, che oggi è senza dubbio il miglior vaticanista italiano, e un viaggio in Grecia con l’immenso Mario Cervi, fondatore del «Giornale» e autore di libri storici, fra cui proprio la «Storia della Guerra di Grecia» (pubblicata nel 1986 e ristampata nel 2001 con una nota di amarezza: «Quella campagna è stata - non per responsabilità di chi la combettè anche eroicamente, ma per responsabilità di chi la volle e la guidò - una pagina sanguinosa, triste e avvilente della seconda guerra mondiale. Il tempo è un grande medico e rimargina le ferite, ma le cicatrici rimangono»).
Andare in Terrasanta con Tornielli, ritornare in Grecia con Mario Cervi. Ma anche scoprire le ricchezze del nostro patrimonio gastronomico con la guida dell’esperto Paolo Marchi. Ecco, in poche parole, quello che faremo. Che da oggi cominciamo a fare. Anzi, ricominciamo. Perché anche i «viaggi del Giornale» sono una antica tradizione del nostro quotidiano che riprendiamo con il solito spirito: recuperare le nostre radici, riprendere tutto quello che c’è di buono (e ce n’è tanto...) nel nostro passato per essere pronti alle sfide di oggi e a quelle di domani. Riscoprendo e valorizzando fino in fondo anche un legame, quello fra la redazione e i suoi lettori, che non ha pari. E che possiamo davvero esportare e mostrare con orgoglio per tutte le strade del mondo.