Quel «libro verde» scritto da Sacconi per rimettere in piedi lo Stato sociale

Ventiquattro pagine per illustrare le grandi linee del nuovo modello sociale per il Paese. Si intitola «la vita buona nella società attiva» il libro verde messo a punto dal ministro Maurizio Sacconi, con l’obiettivo di ridisegnare il welfare futuro, ma con un occhio di riguardo all’esperienza tedesca degli anni Cinquanta, segnata dalla «Soziale Marktwirtschaft», l’economia sociale di mercato. Fra i suggerimenti che emergono dal libro verde, la possibilità di innalzare ancora l’età minima pensionabile oltre il limite attuale di 62 anni (ma solo per gli uomini), lo sviluppo dei Fondi sanitari integrativi insieme con i fondi pensione, la valorizzazione del ruolo dei medici di famiglia, la riscoperta di alcuni centri di aggregazione sociale importanti (un esempio per tutti, la farmacia intesa come primo punto di assistenza per i cittadini). Il nostro welfare è finanziato da troppo pochi lavoratori attivi, dunque bisogna allargare la base dei lavoratori-contribuenti: l’obiettivo di Lisbona (tasso di occupazione al 70%, al 60% per le donne, e al 50% per gli over 50) «non è irraggiungibile», sostiene il libro verde. Al concetto di economia sociale e di mercato si ispira anche la lettera che il governo ha inviato ai sindacati per convocarli a palazzo Chigi per martedì prossimo. La concertazione con le parti sociali finirà fra tre mesi. Ne scaturirà un libro bianco e il completamento delle azioni di legislatura, ha spiegato Sacconi, per rafforzare la politica sociale del governo.