Quel magnifico «Assassinio» in bilico tra sacro e profano

Al Biondo di Palermo ottima interpretazione del dramma di Thomas Eliot

Enrico Groppali

In un momento di alta creatività, Pietro Carriglio ha ripensato e rifatto con rara maestria il bellissimo Assassinio nella cattedrale che, nella preziosa versione di Giovanni Raboni, aveva presentato due anni fa a Palermo. La sua rilettura culmina in uno spettacolo radicalmente inedito a cominciare dalla scenografia, di cui è autore oltre che regista dello straordinario avvenimento scenico. Perché la cattedrale di Canterbury, che in passato era un immane portale contornato da due colonne simili ai resti delle fortezze templari che tuttora dominano in alcune località della Sicilia, oggi è diventata un gigantesco affresco materico. Scisso longitudinalmente da una secante che lo taglia in due, l'immenso quadrangolo spande attorno a sé la luce dorata di una teca riemersa dagli abissi del tempo come un magico avatar. Mentre, a destra come a sinistra, l'improvviso sfavillio delle luci disegna sul piancito una croce gigantesca che introduce al Sacrificio del Figlio di Dio di cui Thomas Becket, nel secolo tremendo che vide il suo martirio, è il simbolico Agnello che ne ripete la parabola.
Al centro, il foro che conduce alla cripta riveste la funzione della discesa agli inferi dei reprobi tutt'uno al ricordo della cisterna disegnata da Beardsley per l'inedita messinscena della Salomé di Oscar Wilde. Ai lati del palco lo spazio deputato agli orchestrali che eseguono a vista le musiche di Matteo D'Amico desunte da antichi gregoriani è sovrastato dalla ribalta dove, come nel teatro epico, i modellini dei castelli retti dai feudatari del re si rizzano insolenti nella loro fragile pochezza.
È qui che interviene, spezzato in una serie di figure che intonano le splendide litanie di Eliot, il coro femminile delle devote, agli ordini dell'appassionata Liliana Paganini e della veemente Anna Gualdo prima che i monaci, cantando le lodi del Signore, evochino la solare figura dell'arcivescovo cui Giulio Brogi, con entusiasmante pienezza di mezzi, conferisce sacrale dignità di officiante,attorniato dalle eccellenti caratterizzazioni di Massimo De Rossi e Alfonso Veneroso. Uno spettacolo memorabile, se non il migliore dell'attuale stagione, che vale la pena di un viaggio a Torino per esserne avvinti fino alla fascinazione.

ASSASSINIO NELLA CATTEDRALE - di Eliot Regia di Pietro Carriglio, con Giulio Brogi. Torino,Teatro Carignano fino al 30 aprile.