Da quel maledetto 29 gennaio non sono mai più andato allo stadio

Carissimo Massimiliano Lussana io ero lì, quella maledetta domenica di 12 anni fa, dove perse la vita un innocente, Claudio Spagnolo, per mano di un giovane diciottenne di nome Simone Barbaglia. Una vita spezzata e una vita rovinata dall'amore comune per uno sport, il calcio, e per la propria squadra del cuore. Gioventù bruciate sull'altare di vecchi rancori, mai vissuti in prima persona dal duo in questione. Storie di accoltellamenti, di vendette personali, che nulla hanno a che vedere con la passione sportiva. Vecchie ruggini mai dimenticate. Tutelarsi oggi è un obbligo, anche se ciò significa una sconfitta amara per tutti quelli che, in questi dodici anni, non hanno voluto risolvere il problema. Simone e Claudio hanno pagato per tutti, ma non erano certamente loro i mandanti di quell'agguato assassino. Quella domenica il «Calcio» venne sconfitto, la partita sospesa, un intero settore dello stadio gridava assassini-assassini. Grazie alle forze dell'ordine si è evitato il linciaggio di massa dei milanisti presenti. A ripensarci mi viene ancora oggi la pelle d'oca.
Dice Preziosi «se fosse per me direi a tutti di entrare, raccogliendo il messaggio del papà di Claudio Spagnolo». Dico io: sicuro che la maggioranza della tifoseria di entrambe le due squadre, oggi come ieri, non creerebbero alcun problema, ma quei personaggi parte attiva dell'allora scontro organizzato all'arma bianca siamo sicuri che la pensino come noi e come il papà di Claudio in materia di corettezza sportiva? Sono liberi e liberi di frequentare gli stadi, vi fidate di loro? Vi fidate di chi ha scritto «29 Gennaio- 26 Agosto. Due date un appuntamento, vendichiamo Spagna»? Da quel maledetto giorno di dodici anni fa, io non ho più fatto l'abbonamento. Ringrazio e ammiro il papà di Claudio che, con una forza morale ed etica non comune, ha sempre espresso opinioni distensive e di perdono nei confronti del tifo organizzato e ha continuato ad andare a vedere la partita. Io, non ne sono stato capace. Indelebile in me è rimasto l'urlo dei tifosi della gradinata Nord verso quei milanisti che erano confinati nella gabbia.Capisco che lo spettacolo debba continuare, ma plaudo all'ordinanza del prefetto, che tutela l'ordine a prescindere dalle questioni di principio sulla libera partecipazione a questo evento sportivo, sicuramente ad alto rischio incidenti.
Spero inoltre che le due squadre ricordino in campo l'accaduto, con un minuto di silenzio, onde meditare affinchè ciò non debba mai più accadere. E chissà, se le cose cambiano, in futuro, potrei anche ripensarci.