Quel malessere iniziato con Dexia

Le prime tensioni tra gli uomini dell’istituto iberico e il presidente Salza legate al progetto di nozze in Belgio

Angelo Allegri

da Milano

C’è un passaggio, nella presa di posizione ufficiale del Banco Santander diffusa ieri, che chiarisce qualche retroscena del confronto tra spagnoli e il presidente dell’istituto, Enrico Salza: «A differenza dell’operazione che si intendeva realizzare tra Sanpaolo e Dexia, il progetto di fusione tra Sanpaolo e Intesa ha l’appoggio del Santander». Riferimento non casuale, quello a Dexia. Perché le radici di un rapporto sempre più difficile ai vertici della banca torinese nascono da lì.
A Salza, che presentava la fusione con l’istituto belga come un grande progetto europeo, i rappresentanti della banca guidata da Emilio Botin, opposero un rifiuto motivato con argomentazioni severe: il business principale di Dexia (il finanziamento al settore pubblico) è di scarsissimo interesse, la presenza nella bancassurance praticamente irrilevante, quella retail limitata di fatto al solo Belgio.
In più le voci sulle possibili nozze avevano fatto alzare notevolmente le quotazioni dell’istituto belga. Uno dei consiglieri in quota spagnola, Ettore Gotti Tedeschi, arrivò, pare, a un passo dallo «sfiduciare» il presidente Salza. Tra le motivazioni un patto scritto che Salza aveva siglato al momento della sua nomina, quello di non modificare gli assetti azionari attraverso operazioni straordinarie prima di tre anni, e che gli spagnoli vedevano violato.
Oggi, con le ovvie variazioni sul tema, l’irritazione tra gli uomini del Santander appare di nuovo palpabile. C’è il problema del prezzo, legato al potenziale di rivalutazione che viene visto in Sanpaolo e non in Intesa. C’è quello delle modalità attraverso cui si è arrivati ad annunciare la fusione e i consigli incaricati dell’approvazione del progetto: una convocazione affrettata, si lamentano i manager di Emilio Botin, senza aver fornito ai consiglieri una documentazione su cui fare valutazioni approfondite.
Il tutto, è la conclusione, in violazione del patto di consultazione che i principali soci del Sanpaolo avevano firmato e che scade fino all’approvazione del bilancio 2006.
Ragioni analoghe, legate a scarsa o nulla informazione, motivano i malesseri ai vertici della Compagnia di Sanpaolo. Il vice presidente Carlo Callieri, ha detto di essere venuto a conoscenza del progetto di nozze dai giornali. Secondo le voci e i malumori provenienti dall’interno della compagnia, l’unico a essere informato poteva essere il presidente Franzo Grande Stevens. Ma quest’ultimo, secondo, i dissenzienti, non avrebbe poteri di rappresentanza esterna e dovrebbe far riferimento al comitato esecutivo. Di tutto questo si parlerà nel consiglio di amministrazione convocato per il 4 settembre. Oggi a valutare la possibile fusione sarà intanto la Fondazione Cariparo.