Quel manifesto non serve a chi ha bisogno di cure

Esci dalla Asl 3 di via Assarotti, dove ti hanno prenotato una fluoroangiografia che verrà eseguita, se tutto andrà bane, fra quattro mesi (nel frattempo la maculopatia progredisce fottendoti un occhio...) e ti sfreccia davanti un autobus sulla cui fiancata campeggia una vistosa scritta: «Pane, Amore e... Sanità». Pensando alle tante persone che si trovano ancora nel salone in paziente attesa del loro «numero» ed alla mammografia prenotata per il 2010 della quale ha parlato «Striscia la Notizia», hai l’impressione che qualcuno voglia prenderti per il sedere. Sensazione che diventa convinzione quando, passato l’autobus, identico slogan viene allegramente ribadito dal grande manifesto che fa bella mostra di sé all’altro lato della strada. Allora ti innervosisci: ma come, si chiudono ospedali per «razionalizzare» le spese; si eliminano posti-letto; si invitano gli ammalati a ricorrere ai farmaci generici; si rende più severo il controllo di chi beneficia dell’esenzione dal famigerato ticket (per ora autocertificazione scritta e firmata, corredata della copia di un documento di identità valido... in futuro, probabilmente, impronte digitali, prelievo del Dna e Giuramento Solenne) e qualche sprovveduto butta il denaro pubblico dalla finestra con queste incomprensibili iniziative? A chi giovano? Sicuramente non ai bisognosi di cure. Forse a qualche cooperativa pubblicitaria di ex operai ed ex contadini?



No, caro Parodi. Serve soltanto ad un governo in coma che crede di poter prendere in giro i cittadini con dei manifesti che nascondono il reale stato della sanità italiana. C’è solo da sperare che gli interessati se ne ricordino quando andranno alle urne.
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