Quel massone che non volle la tessera del Pci

Chi è Vittorio Casale, l’«immobiliarista» di fiducia di Consorte, cresciuto tra le coop, socio di Gnutti e amico di Fiorani. Con la passione per il business del Bingo

da Milano

Nel seguire la «strada dei soldi» gli inquirenti del caso Antonveneta non potevano, prima o poi, non incontrare Vittorio Casale. E così è avvenuto quando il braccio destro di Gianpiero Fiorani, Giancarlo Boni, ha fatto il nome dell’immobiliarista di fiducia di Giovanni Consorte. Immobiliarista, ma anche finanziere e consulente che, benché non risulti indagato, appare una figura centrale in molti affari che in questi anni hanno legato Bologna con Hopa, la ex Popolare di Lodi, la Bnl, e sui quali i pm vorrebbero vedere chiaro.
Casale, 45 anni, è un parmigiano, cresciuto a Bologna dove vive tuttora con moglie e tre figli, anche se divide il suo tempo con un domicilio romano.
Per sua stessa ammissione è un massone, mentre il padre lo ha introdotto a suo tempo nel mondo delle cooperative emiliane: Francesco Casale era legato al potentissimo Pci bolognese degli anni Sessanta, arrivando fino a occupare la poltrona di provveditore alle Opere pubbliche di Bologna. Un ruolo oggi centralizzato (dipende dal ministero delle Infrastrutture), che però ai tempi era uno dei centri di potere locale dal quale dipendevano i finanziamenti per le opere pubbliche.
Casale ha dunque respirato fin da giovane sia l’aria del «partito» (dove non si è però mai iscritto) sia quella del «mattone», seguendo dunque una strada diversa da quella degli immobiliaristi più noti, quelli romani per intenderci. E negli anni Ottanta è uscito dal guscio occupandosi di una miriade di operazioni immobiliari, piccole e grandi, nell’ambito della matrice solidale. Fino a conoscere e guadagnare stima e fiducia di Giovanni Consorte, presidente e ad di Unipol. Inevitabile che, negli ultimi anni, Casale sia anche entrato nel capitale di alcune delle società della «galassietta» Unipol: azionista di Fingruppo (società che controlla la Hopa di Gnutti) e di Meliorbanca (la banca d’affari che l’anno scorso, sotto la guida di Pierdomenico Gallo, doveva fondersi con Unipol banca. Ma l’operazione saltò).
Ma se si vuole entrare nelle questioni che, a torto o a ragione, appaiono più strane, si deve ricordare il ruolo svolto nelle operazioni immobiliari del gruppo Unipol: un anno fa la compagnia cedette i suoi immobili non strumentali al fondo Usa Glenbrook, rappresentato da Alvaro Pascotto (avvocato poi coinvolto da Consorte proprio nella scalata Bnl, di cui ha rilevato lo 0,5%) e dalla società di Casale, la Operae. Con l’operazione Unipol fece una plusvalenza nell’ordine dei 90 milioni. Ma quattro mesi dopo Pascotto e Casale hanno rivenduto a Pirelli Re e Morgan Stanley con un guadagno intorno a ulteriori 40 milioni.
A Operae è legata anche una seconda relazione che, visto il clima di queste settimane, rischia di diventare «pericolosa», tra Casale e Unipol: il gruppo bolognese, soprattutto attraverso la sua banca d’affari Unipol Merchant, ha erogato nel tempo finanziamenti al gruppo Operae stimati sui 70 milioni. Completa il quadro un’attività che rende Casale «contiguo» con l’ambiente diessino-dalemiano: il Bingo. Attraverso la multinazionale spagnola Codere, Casale è entrato nel business del Bingo arrivando a gestire (con la filiale italiana di Codere) il 15-20% del mercato in Italia. Mentre nello stesso business operava il dalemiano Luciano Consoli con Formula Bingo, che forniva le sale «chiavi in mano». Con il Bingo però Casale intende chiudere la partita: starebbe infatti uscendo dal business chiudendo ogni rapporto con Codere.