Quel match di banalità che vuole imitare Shaw

Al Piccolo «Piccoli crimini coniugali» una pièce senza mordente

Enrico Groppali

Sarà una coincidenza ma da qualche tempo gli artigiani più gettonati della parola scenica si gettano sulla crisi della coppia di mezza età compendiando sul palco una serie di educati bisticci tra signore e signora che hanno come inevitabile conclusione un agrodolce happy end. Come sarà un'altra stranissima coincidenza che, in questi tempi dove tutti sembrano temere un imprevisto tsunami la coppia pur di conservare un apparente status quo ripieghi stancamente su se stessa. Lontani i tempi di Ibsen e di Strindberg che rovesciavano la questione nel tragico stillicidio del quotidiano, e lontanissima l'era della Belle Epoque coi paraventi che celavano a malapena gli adulteri negli alberghi del libero scambio, oggi marito e moglie si scambiano affondi feroci e baci di prammatica che non incidono sul loro inferno. È quel che accade in Piccoli crimini coniugali, una delle ultime pièce di Eric Emmanuel Schmitt, autore belga che, con notevole mestiere ma nulla più, intesse da anni variazioni sui rapporti a due.
A mille miglia di distanza dalla tagliente ironia di George Bernard Shaw che, in Oh, il matrimonio!, fin dal 1908 aveva superbamente detto la sua sulla questione, nei Piccoli crimini assistiamo al lento risveglio alla vita di Gilles. Un professionista affermato che, dopo un soggiorno in ospedale in seguito a un misterioso incidente, è vittima di una terribile amnesia. Non solo non ricorda quale sia stata la causa scatenante del suo stato, ma non riconosce né la moglie né l'habitat in cui è vissuto. E il suo stato confusionario è talmente preoccupante da fargli sospettare dapprima di essere stato adottato da un'eccentrica signora e, in seguito, di essere finito tra le braccia di una compagna che lo umilia ogni volta che le chiede di adempiere ai diritti coniugali. Per due ore la situazione si arena al punto morto delle inutili recriminazioni e solo quando il match si defila nelle briciole del luogo comune scatta una chiusa di tale banalità da strappare il solo assenso che ci si può attendere da una platea beneducata. Che si riscuote dall'apatia in un applauso liberatorio che premia la vivacità di Massimo Venturiello e l'arte pudica e scontrosa di un'attrice della classe di Andrea Jonasson.

PICCOLI CRIMINI CONIUGALI - di Schmitt La Contemporanea'83 e il Teatro Stabile di Trieste. Regia di Sergio Fantoni, con Andrea Jonasson e Massimo Venturiello. Milano, Teatro Grassi, fino al 20 gennaio.