Quel meccanismo che in sei anni ha creato un buco di 35 milioni

La Guardia di finanza della città abruzzese sta passando al setaccio tonnellate di documenti per cercare di rintracciare il denaro

nostro inviato a Pescara

Un meccanismo oliato, sperimentato, infallibile. Che da anni pomperebbe milioni di euro e li distribuirebbe non si sa bene dove, come, a chi. Sicuramente non ai legittimi destinatari: corsisti e docenti. Per venire a capo della maxi-truffa ai corsi di formazione al lavoro gestiti dallo Ial-Cisl di Abruzzo e Molise, la Guardia di finanza di Pescara sta scavando lungo direttrici ben definite che porterebbero a quantificare il rosso in bilancio fra i 35 e i 39 milioni di euro. I corsi di formazione nel mirino della Procura, tutti avviati con i finanziamenti europei e regionali tra il 2000 e il 2006, sarebbero più di trecento. Fra questi i corsi «post-diploma», ognuno della durata di un anno, costato alla Ue una cifra oscillante fra i 60 e i 70mila euro. Capitolo ben più scottante quello dei corsi d’«obbligo formativo», perché le cifre versate dall’Unione europea sarebbero più consistenti: una media di 80/100mila euro a corso per ognuno dei tre anni previsti dal progetto. Fare un calcolo delle persone truffate è impresa che al momento si dimostra ardua. Un computo di massima, sui docenti che in massima parte del 2002 ancora aspettano di ricevere lo stipendio, viene elaborato calcolando 4-5 professori a corso. I crediti vantati dai docenti non sarebbero omogenei, la media si attesterebbe sui 10-15 mila euro a insegnante con punte minime di 500 euro e massime di 40mila. Quanto ai corsisti truffati per il mancato pagamento dei rimborsi, le stime schizzano su cifre da capogiro se si pensa che a ogni corso della durata di 5/6 mesi, mediamente, partecipano 12-15 studenti. Il «guadagno» potenziale degli allievi è risibile, non è uniforme, ed è calcolato sulla frequenza e la durata dell’insegnamento: si va da un minimo di 800 euro a un picco di 1.200 euro per ogni corso.
Discorso a parte meritano gli allievi portatori di handicap. Di media la cifra è minima, all’incirca 500 euro. Un piccolo obolo, significativo comunque per gli studenti disabili, finito solo in parte nelle loro tasche. Tra le vittime del crac sindacale vi sono 50 dipendenti dello Ial che hanno perso il lavoro, ed altri 20 sono finiti in prepensionamento a spese della Regione. Beffati anche tanti disoccupati e numerosi extracomunitari. Gli esempi, come i soldi europei, si sprecano: nessuno dei partecipanti stranieri al corso per l’«internazionalizzazione delle imprese» ha preso un centesimo, in altri corsi a molti non è stato dato nemmeno l’attestato di partecipazione utile per trovare un impiego. Persino ad illustri docenti universitari è toccato lavorare gratis (anziché prendere 80 euro l’ora come da contratto) in un master di primo livello a Pescara. Tutto ciò perché i soldi c’erano, erano tanti, ma chissà com’è, non si trovano più.