Quel miliardo di Gardini sparito a Botteghe Oscure

E due testimoni indicarono l’ex segretario Pds come il percettore

Filippo Facci

Poi c’era l’Alta velocità. Il costruttore Bruno Binasco (di Itinera, autostrade) raccontò di 400 milioni dati a Greganti per il Pds e in particolare citò una riunione del 1989 convocata dal senatore Lucio Libertini in via delle Botteghe Oscure. C’erano i massimi costruttori italiani. Si era alla vigilia del varo di grandi opere, tra le quali nuovi tratti autostradali e soprattutto l’alta velocità ferroviaria: e il Pds aveva aderito senza riserve, è nero su bianco anche questo. Il costruttore Marcellino Gavio confermerà che Greganti incassò denaro per tener buono il Partito, e il compagno G. peraltro non negò di averlo ricevuto come funzionario del Pci: ma addusse a giustificazione una complicata operazione immobiliare poi smontata dai giudici. Gavio definirà l’elargizione «in previsione del fatto che in quel momento venivano stanziati i finanziamenti per le opere pubbliche che il partito era impegnato a sostenere». Greganti e Binasco sono stati condannati per finanziamento illecito al Pds (5 mesi, 1 anno e 2 mesi) e dalla sentenza si apprende che «era la volontà non del Greganti, ma del Pds, e che tale richiesta egli faceva espressamente in nome e per conto del tesoriere nazionale Stefanini».
Ebbe qualche ruolo Massimo D’Alema? Non penalmente. Il cassiere socialista Bartolomeo De Toma, ai magistrati, raccontò questo: «Balzamo mi riferì di una riunione sull’Alta velocità dove si discuteva di una ripartizione dei lavori tra le varie imprese che poi avrebbero erogato finanziamenti illeciti. In quell’occasione Balzamo mi disse che, pur essendo Stefanini il segretario amministrativo, tutte le questioni riguardanti il finanziamento erano coordinate dall’allora vicesegretario Massimo D’Alema». Marcello Stefanini e Vincenzo Balzamo non poterono confermare né smentire, essendo morti. A D’Alema comunque nessuno ha mai rimproverato nulla. E tantomeno, per altra faccenda, è accaduto nel 2000 a Cesare De Piccoli: europarlamentare diessino nel 1993, capo dei dalemiani a Venezia, De Piccoli fu beneficiario di mazzette Fiat. Il manager Ugo Montevecchi aveva confessato al Pool di Milano: «Nel 1990 mi fu fatto presente che bisognava dare una mano al Pci e significativamente alla corrente veneta di D’Alema». E versò cento milioni illeciti destinati a De Piccoli. Poi, in altro verbale: «Mi si chiese nuovamente di versare un’altra contribuzione a favore della corrente veneta di D’Alema». E partirono altri duecento milioni elargiti al Pds, maggio e giugno 1992 (piena Tangentopoli), e versati su conti svizzeri. I reati andarono in prescrizione nel febbraio 2000. Due mesi dopo Cesare De Piccoli divenne sottosegretario all’Industria nel governo D¹Alema. Ora è nell’ufficio economico del Partito.
Il Pci-Pds per il resto ha ricevuto un miliardo di lire da Raul Gardini per l’affare Enimont: questo è assodato, tanto che per questo denaro illecito, anche per esso, Sergio Cusani fu condannato in primo grado. Nel 1994 l’ex uomo di fiducia di Gardini, Leo Porcari, confermò ad Antonio Di Pietro di aver accompagnato il suo principale a Roma, in via delle Botteghe Oscure, affinché incontrasse Massimo D’alema e Achille Occhetto. Nella sentenza del 28 aprile 1994 si apprende di almeno tre incontri di Gardini coi succitati. La testimonianza di Porcari convergeva con quella di Carlo Sama: l’ex amministratore di Montedison aveva riferito a Di Pietro di un colloquio, avuto con Sergio Cusani, dove quest’ultimo raccontava a sua volta che Raul Gardini «gli aveva detto di aver passato un miliardo tondo al Partito comunista, ad Achille Occhetto in persona, per ottenere un appoggio per la defiscalizzazione degli oneri gravanti su Enimont».
Non bastasse, Pino Berlini, uomo Ferruzzi a Losanna, aveva confermato la movimentazione del miliardo mentre Cusani, sempre secondo Sama, avrebbe usato un aereo privato della Montedison per portare il miliardo da Milano a Ravenna e da Ravenna a Roma. L’audizione di Occhetto e D’Alema fu tuttavia negata dal Tribunale, che pure, nella sentenza, scrisse: «Gardini si è recato di persona nella sede del Pci portando con sé un miliardo di lire. Il destinatario non era quindi semplicemente una persona, ma quella forza di opposizione che aveva la possibilità di risolvere il grosso problema che assillava Enimont (un decreto di sgravio fiscale, ndr). Il fatto così accertato è stato dunque esattamente qualificato come illecito finanziamento di un partito politico». Nel processo d’Appello Cusani fu condannato a sei anni (due in meno), ma l’episodio venne stralciato.
I segretari nazionali del Pci-Pds non furono mai né seriamente coinvolti né condannati, come detto: questa in effetti è una diversità. Ci sono solo piccole storie penalmente irrilevanti ma storicamente acclarate. Massimo D’Alema nel 1985 incassò circa venti milioni illeciti da Francesco Cavallari, re delle cliniche baresi e definito «facente parte di un’associazione di tipo mafioso» secondo la definizione della Procura Antimafia di Bari: il reato, peraltro non negato da D’Alema stesso, è caduto in prescrizione perché confessato solo nel 1994, un anno dopo la scadenza dei termini. Piero Fassino invece non fu neppure coinvolto in prima persona: per l’indagine sull’immenso centro commerciale Le Gru a Grugliasco, in provincia di Torino, non fu trovato alcun riscontro circa il particolareggiato ma solitario racconto fornito alla Procura da Antonio Crivelli, ex capogruppo del Pci: «La linea del partito era che il centro andava costruito a ogni costo: la nostra sensazione era che la decisione fosse stata già presa in altra sede, e cioè in sede di segreterie di partiti a livello provinciale e nazionale. Avevo saputo che Fassino si era recato a Parigi sotto la Tour Eiffel per ritirare una borsa con del denaro, in relazione alla vicenda delle Gru». Furono appurate tangenti a due sindaci comunisti, ma nessuno confermerà mai il racconto di Crivelli, e tantomeno lo farà Fassino, che tuttavia funse da garante politico per la costruzione di un centro commerciale: meno di una banca.
(2. Continua)