«Quel ministro travicello è prigioniero dei Verdi»

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«Il problema non sono i soldi, sono i Verdi. Che stanno vincendo su tutta la linea» sbotta Luigi Grillo, capogruppo di Forza Italia nella Commissione Lavori Pubblici e Comunicazioni del Senato, subito dopo aver sentito le dichiarazioni «genovesi» del ministro Antonio Di Pietro che fanno deragliare il Terzo valico.
Ma allora non è Di Pietro che comanda, quando c’è da decidere sulle infrastrutture?
«Lui non conta niente, è un travicello. L’obiettivo vero è mantenere compatta la maggioranza. Per questo, il ministro tira in ballo la storia dei finanziamenti che non ci sono».
Allora i soldi ci sono?
«Eccome. Il piano per le infrastrutture varato dal governo Berlusconi era tarato su dieci anni. Lo stesso Di Pietro riconosce che è finanziato per 58 miliardi di euro».
L’ex magistrato parla di opere su carta.
«Non ha capito niente. Il Terzo valico rappresenta una scelta storica. La Liguria, il Piemonte e la Lombardia beneficeranno dell'intersezione fra il corridoio 5 e l’asse Genova-Rotterdam diventando la piastra logistica più importante d'Europa».
A sentire Di Pietro, ci sarebbero altre priorità.
«Prima di dire questo, Di Pietro dovrebbe leggere quanto è contenuto nelle diverse delibere del Cipe, il Comitato dei ministri economici, nel carteggio esistente tra il governo italiano e l'Unione Europea, nel contratto di servizio sottoscritto dalla Regione Liguria con il ministero delle Infrastrutture, nella Finanziaria 2006...».
Riassumendo.
«L'Europa ha garantito un contributo a fondo perduto del 20 per cento; nella Finanziaria 2006 è stato disposto uno stanziamento di 15 milioni di euro per 15 anni; l’Ispa, Infrastrutture Spa, oggi in liquidazione e sostituita dalla Cassa Depositi e Prestiti, ha garantito la copertura del rimanente costo con l'emissione di bond».
Ma i bond...
«..è lo stesso sistema utilizzato per la linea ad alta velocità da Torino a Napoli. Se è andato bene per quella, perché non dovrebbe andare bene adesso per la Genova-Milano?».
In compenso, abbiamo il via libera alla gronda di ponente.
«Assurdo: le opere che fanno riferimento al nodo di Genova, compresa la gronda di levante, sono un tutt’uno indivisibile».
Il presidente della Regione, quello dell’Autorità portuale potevano battersi un po’ di più.
«E invece hanno assunto un comportamento desolante. Non difendendo il Terzo valico hanno colpito la città e l’intera regione. Dovrebbero vergognarsene».