Quel misterioso avo romano di uno spezzino e una cinese

L’incredibile storia di come un antenato comune abbia salvato la vita a un giovane leucemico

(...) i risultati ottenuti da diversi noti antropologi.
A questo proposito desidero ringraziare il signor Emanuele Franchini Faliero per gli apprezzamenti nei miei confronti e rassicurarlo che in effetti la mia esposizione di questi studi non significa affatto che io voglia in qualche modo convincere qualcuno di una mia recondita convinzione personale. Come dice giustamente il professor Franco Cardini, docente e storico di chiara fama, lo storico deve fare il suo mestiere e il giornalista altrettanto. E nessuno dei due può pretendere di svolgere entrambi i ruoli. Per cui ogni volta che affronto un tema storico, la prima cosa che faccio è documentarmi bene e poi cerco di esporre i concetti appresi nel modo più chiaro possibile. In questo modo spero di fare un buon servizio sia al lettore che allo storico.
A costo quindi di ripetermi rispetto all’articolo precedente, e basandomi sulle tesi scientifiche fino ad oggi disponibili, sostengo che:
1) nel Neolitico, alla fine dell’ultimo periodo glaciale, una massiccia immigrazione proveniente dalle coste africane e dai paesi mediorientali diede origine, unendosi alle popolazioni autoctone dell’area attualmente compresa tra la Liguria e la Lombardia, a una razza definita «atlanto-mediterranea» della quale fecero parte le popolazioni successivamente chiamate liguri.
2) Tali popoli non avevano nulla di celtico o germanico. Le invasioni barbariche verranno diverse centinaia di anni dopo e interesseranno tutta la penisola, Liguria compresa.
3) Le popolazioni liguri, divise in quattro grandi tribù, furono di fatto le prime che diedero origine ad una civiltà primitiva in diverse zone della penisola. Non solo. Anticamente, la penisola era chiamata «terra di Italo», dal nome del re della tribù ligure dei siculi che a quel tempo occupava buona parte dell’Italia centrale, soprattutto il territorio oggi compreso tra Lazio e Umbria. Abbiamo anche una testimonianza storica a questo riguardo. Infatti, come riporta il professor Del Ponte nel suo libro, Dionigi di Alicarnasso, parlando dell’invasione dell’isola siciliana da parte della tribù ligure dei siculi, cita Filisto di Siracusa, uno storico vissuto nel V secolo avanti Cristo: «Come scrisse Filisto di Siracusa, la data del passaggio fu l’ottantesimo prima della guerra di Troia e il popolo che giunse dall’Italia non fu né quello degli ausoni né quello degli elimi, ma quello dei liguri, guidato da Siculo. Narra poi che questi era figlio di Italo e che gli abitanti del suo regno erano chiamati siculi: scrive anche che i liguri furono cacciati dalle loro terre da umbri e pelasgi».
Sulla base di questa testimonianza storica, sembra che il regno del re ligure Italo sia venuto meno quando umbri e greci pre-ellenici provenienti dalla Tessaglia, invasero il loro territorio costringendoli a fuggire dall’Italia centrale e a trasferirsi in Sicilia dove ricostituirono il loro regno.
Da tutto queste se ne deduce che i liguri non solo avevano una loro propria civiltà ben prima che i latini fondassero Roma e costituissero il loro impero, ma di fatto diedero anche il nome alla penisola.
Il resto è storia che riguarda l’intero territorio italiano. Le invasioni barbariche dei popoli germanici, il cui livello di civiltà era notevolmente inferiore a quello delle popolazioni italiane al tempo di Roma, crearono un apporto di sangue celtico che si distribuì un po’ ovunque nella penisola. Ma risulta che i liguri, in particolare, non si unirono mai completamente con gli invasori «foresti». Se si vuole ancora oggi trovare una regione che più di altre ha risentito delle invasioni barbariche, non è in Liguria che bisogna venire ma forse andare in Emilia Romagna. Infatti, pare che le popolazioni che si insediarono in quell’area provenissero dalla Boemia e fin da allora si distinsero da quelle romane del tempo.
Buon senso vuole, però, che tali differenze di razza non abbiano peso più di tanto. La lezione del nazismo dovrebbe essere sufficiente per eliminare certe diversità basate soltanto sulle antiche origini. La storia, nel bene e nel male, ha creato popolazioni che una volta non esistevano. Del resto, guardiamoci allo specchio: quanti di noi hanno i capelli ispidi e neri, la pelle bruna e gli occhi scuri degli antichi liguri? Queste caratteristiche sono dentro di noi e ogni tanto riaffiorano insieme a quelle che ci sono state trasmesse da chissà quanti altri antenati provenienti da chissà dove, ma che importanza hanno? Mi viene in mente una città cinese, mi pare si chiami Liscien, che in cinese vuol dire Roma. Tale città venne fondata da 143 soldati romani che alla fine dell’impero, mentre si trovavano in Turchia, in seguito ad una sconfitta fuggirono verso l’Asia e ad un certo punto furono fatti prigionieri dall’esercito cinese. Per farla breve, oggi a Liscien buona parte della popolazione ha la carnagione bianca, i tratti europei, gli occhi celesti (ma sempre a mandorla) e i capelli castani e ondulati. Vuoi vedere che qualcuno di quei soldati romani era ligure e che ha trasmesso i suoi geni ad un cinese di oggi? Sembra fantasia, non è vero? Ma la cronaca ci racconta che una dozzina di anni fa un ragazzo spezzino, biondo e con gli occhi azzurri, malato di leucemia, si salvò perché trovò un donatore di midollo in una ragazza cinese di Hong Kong. Ebbene le cellule di quel midollo cinese non erano solo compatibili con quelle del ragazzo spezzino, bensì del tutto identiche. Cioè, come affermarono gli scienziati, entrambi i giovani provenivano da un unico antenato. Il mondo, insomma, è davvero più piccolo di quanto non sembri.