Quel modello Rizzoli che piace al Sole

U na gigantesca commedia degli equivoci: che interessa gli addetti ai lavori. E che è alimentata dalle divisione nel nostro capitalismo che conta. Parliamo di due grandi editori, tra i più influenti nei quotidiani in Italia. Il Sole 24 ore, la cui proprietà decide di avviare un processo conoscitivo per un’eventuale quotazione in Borsa. E la Rizzoli Corriere della Sera che con garbo mette alla porta il suo amministratore delegato. Il Sole è proprietà della Confindustria e il Corriere di quindici soci: quindici grandi borghesi del capitalismo italiano, che più o meno corrispondono o finanziano il parterre de roi della Confindustria. Il primo non è quotato, ma vuole esserlo. Il secondo lo è, ma è come se non lo fosse. Visto che a comandare è un patto di sindacato che ha la stratosferica maggioranza del capitale pari al 63 per cento. Motivo per il quale la minoranza ha il ruolo di un pokemon. Il rischio Corsera è proprio quello che una larga fetta dei soci di Confindustria, oggi non molto rappresentata da Luca Cordero di Montezemolo, non vuole che si replichi. In effetti Giancarlo Cerutti, incaricato di sondare l’umore della base, ha già nelle settimane scorse riascoltato l’ostilità alla quotazione del Sole da parte di importanti associati di Confindustria. Si è comunque andati avanti, dando un «colpetto» agli associati. Un’esplorazione che ha tutto il sapore di scoprire una volta ancora chi sono gli imprenditori ostili alla quotazione. Ma che, dopo Vicenza, rischia per Montezemolo di tradursi in una nuova defaillance. E un «colpetto» è stato dato anche alle buone regole di governance in Rcs. Un cda convocato venerdì scorso aveva approvato le linee operative di Colao. Dopo tre giorni il patto di sindacato più o meno lo commissaria. Così come emerge dalla lettura di tutti i media il giorno dopo il patto. Fino ad arrivare a ieri e alle inevitabili dimissioni di Colao. A partire dal 12 settembre. Sarà suggestivo capire il grado, il numero e il ruolo, per fare solo un esempio, dei consiglieri indipendenti e a tutela del mercato e delle minoranze presenti nel cda di Rcs. E come in una grande commedia già sono girati, anzi sono settimane che girano i nomi dei possibili sostituti di Colao. Uno di loro è al Sole, un altro è alla Stampa (la cui concessionaria di pubblicità flirta con quella del Sole) e il terzo era a Telecom e ora è in Wind. Mischiate le carte come volete e ritrovate gli stessi assi giocati su tutti i tavoli. Nulla di strano: il mercato è piccolo. Ma almeno si faccia il piacere di non spacciare una quotazione per la ricerca di maggiore trasparenza. Piuttosto verrebbe da chiedersi: se la trasparenza e l’aderenza alle regole del mercato che una quotazione impone, insieme al rispetto degli azionisti di minoranza di cui si è fatta testimone Rcs in questi ultimi eventi, sia esattamente il modello che il Sole 24 ore sta ricercando per se stesso?