Quel muro di Como che fa sparire il lago

Una colata di cemento alta due metri e mezzo sulla riva nasconderà per
sempre la vista del paesaggio, mettendo in fuga migliaia di visitatori.
È il clamoroso errore nel progetto per la costruzione delle paratie
anti-esondazione

Como - «Oh, my God it’s terrible». Impeccabile sintesi. Già, è terribile. Appena depositata dal taxi davanti all’Hotel Metropole, la signora americana lascia precipitare a terra il suo, sfacciatamente pingue, trolley. E guarda sconsolata davanti a sé. Ci dovrebbe essere il lago, lì davanti. L’avevano garantito i suoi amici, che c’era, il lago. Che l’avrebbe avuto sotto il naso, giorno e notte, piazzandosi qui, in vacanza. E invece. Invece ci sono centocinquanta metri di una palizzata di legno, stile Tombstone periferia. E dietro la palizzata c’è un orribile muro di cemento alto due metri e mezzo. E, in mezzo, in una terra di nessuno, tra il muro e la palazzina, una savana di ruspe e trivelle, che sembrano persino esse stesse intimidite da quel po’ po’ di casino che stanno combinando.

Dietro si intravede ciò che resta del lago di Como. È l’ultimo scempio di cui andar davvero poco orgogliosi. Un’opera da quindici milioni di euro, sbandierata e dettagliata nei minimi particolari dall’amministrazione comunale in internet e sui manifesti che tappezzano la zona. Un pensiero gradito, ne siamo certi. Perché i cittadini e i turisti sappiano a che cosa andranno incontro loro e i loro nipoti. In buona sostanza il lago c’è, ma non si vede. O, meglio, bisogna sbirciarlo, come tanti boccheggianti pesci rossi di vergogna, che, come sto facendo io, appoggiano la testa negli oblò, che, ogni tot metri, permettono di vedere cosa sta accadendo. Mettetevi il cuore in pace, dunque. Niente passeggiate romantiche perché per un po’, almeno fino ai primi mesi del prossimo anno, più che un lungolago sarà un inguardabile percorso di guerra.

Ma chi invece si deve definitivamente mettere il cuore in pace sono gli automobilisti del pianeta che, transitando per Lungo Lario Trento, una sbirciatina al lago di Como gliela davano volentieri. Per prendere almeno una boccata di quell’ossigeno dell’anima che aiuta a sopravvivere anche se c’è coda. Il lago, passando in auto, non si vedrà mai più. Avete letto bene. Mai più. Vedrete solo il muro dello scempio. Solo quel muro di cemento. Ma, poco importa, perché per dirla con l’assessore ai Lavori Pubblici, Fulvio Caradonna, cui abbiamo chiesto lumi: «Gli automobilisti è meglio che tengano d’occhio la strada, anziché distrarsi a guardare il lago». Simpatica risposta. Spiccato sense of humour, che traspare anche dalla battuta che ci regala subito dopo: «Tanto i comaschi si lamenteranno sempre, perché ai comaschi non va mai bene niente».

Quindi, mugugno per mugugno, cominciamo col non farglielo vedere mai più il lago a chi passerà in auto. Anche se poi l’assessore, che è anche vicesindaco, dice che la strada un «domani verrà rialzata di dieci centimetri». Anche se poi ricorda e precisa che: «La questione del muro è inesistente. Alla fine non sarà certo alto due metri e mezzo, come è visibile al momento, ma circa un metro, come da progetto. Del resto deve essere ancora riempita la passeggiata e rialzata la pavimentazione». In compenso, esulta Caradonna, i pedoni, tra un fiorire di fioriere, anche queste sufficientemente contestate, «avranno un domani un lungolago coi fiocchi. Largo e spazioso che sarà servito a mascherare la delicata, vitale operazione, di mettere in sicurezza il lago per difendere la città dalle esondazioni».

Peccato che, mentre Caradonna esulta, precisa e ricorda, siano state ieri le polemiche ad esondare. Tanto che il sindaco Stefano Bruni, dopo aver girato e rigirato tra le mani i progetti di un tempo e quelli di oggi, ampiamente stravolti anche per via dell’affidamento dei lavori ad altri tecnici, decida che no, così non si può fare e che il muraglione della nuova vergogna debba venire, se non abbattuto almeno smussato ampiamente. Almeno un bel taglio netto di cinquanta centimetri. Che cosa è accaduto? Una rapida, attendibile ricostruzione dei vari passaggi che hanno portato a dare il via ai lavori, consente di affermare che il trio di progettisti iniziale fosse stato interpellato per fornire un parere, non vincolante, sulle modifiche apportate al progetto originale. In una corrispondenza riservata, finita comunque agli atti, i tecnici, che avevano per primi firmato l’opera, avrebbero indicato come il nuovo disegno, pur mantenendo le caratteristiche strutturali del primo, ne avrebbe modificato sensibilmente il profilo architettonico. Come dire che l’erezione della grande muraglia in versione comasca, così com’è stata realizzata, si sarebbe potuta evitare, perché il progetto originale prevedeva un muretto più basso, qualcosa che offrisse un piano seduta per eventuali passanti, ma che non ostruisse la visione del lago a coloro che transitano sul lungo lago.

«Quel “muro“ è oggettivamente troppo alto - tuona in serata Bruni - e solo in parte serve per difenderci dalle esondazioni. Quindi, anche se è stato realizzato così per esclusive ragioni di sicurezza, in coerenza con il progetto iniziale, ho chiesto ai progettisti di abbassare l’altezza delle sedute, laddove è possibile, tornando alla concezione originaria. Il tema era già all’attenzione dei tecnici, ma proprio le segnalazioni dei cittadini che si sono affacciati in questi giorni lungo le finestre della palizzata di cantiere, hanno sollecitato una decisione in tal senso».

Ma gli automobilisti in transito, non si facciano illusioni il lago di Como sarà sempre nascosto. Dietro il muro, o il muretto delle perplessità