Quel Nord assediato dalla paura e dai romeni

Presentato <em>Il resto della notte</em> con la Ceccarelli, signora borghese e depressa. Il regista: &quot;Il film non è nato politico, ma lo è diventato&quot;

Cannes - Il resto della notte di Francesco Munzi arriva a Cannes proprio mentre in Italia il tema politico dei clandestini tiene banco e tutto si potrà dire questa volta del nostro cinema, salvo accusarlo di occuparsi del proprio ombelico e di non guardare e/o non capire che cosa stia accadendo nel Paese. «Il mio film non è nato politico, ma lo sta diventando. Non c’era una tesi iniziale», ha premesso il regista Munzi nell’affollata conferenza stampa di ieri. «Ora questo film sta diventando politico perché molti fatti di cronaca hanno sollevato la questione romena proprio mentre lo stavamo girando».

Presentato nella rassegna «Un Certain Regard», il film racconta l’Italia del benessere, ma un benessere come malato, ovvero impaurito, costretto per la prima volta a fare i conti con la paura di poterlo perdere, che qualcuno glielo porti via. Non è solo o tanto la paura di una crisi economica o di un rovescio finanziario, ma, più sottile, dell’Altro, di chi non ha, ma non si rassegna più alla fatica e al lavoro e sogna brutalmente il proprio posto al sole. È una paura diversa da quella originata dalla criminalità in quanto tale: le rapine, i furti nelle case esistevano anche nell’Italia degli anni Sessanta, in quella dei Settanta come degli Ottanta, e allo stesso modo esistevano professionisti e balordi... Ma che qualcosa da allora sia cambiato è un fatto, e questo cambiamento ha anche a che fare con una massa di manovra sempre più ampia data da un’immigrazione illegale e selvaggia alla quale non corrisponde una capacità dello Stato di regolarla.

Il resto della notte racconta una famiglia borghese benestante, marito, moglie, una figlia, una domestica romena al loro servizio, l’idea della padrona di casa che quest’ultima le abbia rubato degli orecchini e vada perciò mandata via. La donna soffre di depressione, è già stata oggetto di un tentativo di scippo, ha paura, una paura irrazionale di cui non riesce a liberarsi. La colf dunque, se ne deve andare, anche se, così pensano il marito e la figlia, poveretta, non c’entra niente...

Le paure della donna sono l’altra faccia di quelle della sua ex domestica. Che ha lasciato il suo fidanzato perché frequentava brutta gente, che si vede adesso ripiombata nella miseria e nell’incertezza, economica, morale, sociale, da cui era uscita. E sono anche quelle del suo compagno, che vive di piccoli furti, ma sogna una casa di tre camere dove trasferirsi insieme, e le stesse del suo complice, un italiano questa volta, ma anche lui un disgraziato, tossicomane, padre di un bambino che sta con la madre e con un altro uomo, di colore...

Ben recitato, senza sbavature, fatto di racconti che corrono da soli, ma sono strettamente intrecciati, Il resto della notte è un film asciutto e, sorpresa, niente affatto manicheo. Non ci sono buoni e cattivi, vittime e carnefici, e non c’è nemmeno il solito attacco moralistico contro la ricchezza che produce egoismo, il borghese affamatore, la corrotta società dei consumi... C’è, più in generale, un senso di disillusione, la consapevolezza di una perdita dell’innocenza, la sensazione di vivere in un perenne stato di assedio, dove quando il nemico non arriva dall’esterno è dentro di te, alimenta le tue inquietudini, ti porta a chiedere dove e cosa hai sbagliato...

Certamente i romeni non ne escono bene. «Ma facciamo attenzione alla facile demagogia crescente in questi giorni», mette in guardia sempre Munzi. «Per esempio non è possibile pensare che gli immigrati entrino in Italia già con un lavoro».

Gli attori Sandra Ceccarelli, Aurèlien Recoing, Stefano Cassetti e Constantin Lupescu sono tutti convincenti, immersi nella luce gelida di un Nord stanco, che aspetta la salvezza, ma intanto ha perso la gioia e la speranza.