Quel palleggiatore che alza il colpo per la speculazione

L’attesa per vedere dal vivo la faccia di Davide Serra, genovese classe 1971, fino a otto giorni fa quasi un Carneade tra i molti che orbitano tra New York e Londra nel mondo della grande finanza, era ieri spasmodica. A soli 36 anni (e un faccino che ne dimostra anche 4-5 di meno) Serra dice di conoscere e parlare «con tutti quelli che in Europa contano nella finanza». E con il solo 0,3% delle Generali nel portafoglio del fondo britannico da lui stesso fondato, l’analista finanziario ex Morgan Stanley è riuscito a scatenare intorno alla compagnia una bagarre che non si vedeva dal 2003. Quando però, dietro al titolo triestino c’erano le mani forti di tutte le grandi banche italiane. Serra, da solo, ha fatto salire le azioni del 10%: è bastata una sua lettera, scritta al cda di Generali, contenente critiche alla governance e ai manager, per sparigliare ogni carta sul futuro della compagnia. E ieri, nella conferenza stampa che ha convocato a Milano, ha dato molte pagelle. Anche a Mediobanca «ben gestita» e al suo presidente Geronzi: «Il sistema duale mi rende tranquillo». Tutto per amore della trasparenza del mercato («a casa mia non ho nemmeno le tende da tanto amo la luce»). Per questo ha tenuto a spiegare le sue ragioni, ad affermare di non essere uno speculatore, ma un investitore di lungo periodo. Però non è forse un caso che Serra sia uno sportivo e giochi a pallavolo nel ruolo del palleggiatore. Quello che spesso finisce con l’alzare la palla per la schiacciata finale. Un po’ come ha fatto con la sua lettera, che ha scatenato la speculazione.