Quel Papa che i cardinali non dovevano eleggere

La Roma urlante, abbandonata e selvaggia nel sole della primavera del 1378, una città eterna che ha smarrito se stessa e il vociare insistente del popolo che urla «Romano lo volemo o almanco italiano»: inizia così, con un fulmine che terrorizza il Conclave, la biografia di Bartolomeo Prignano, papa, stratega, personaggio ambizioso e brillante, autoritario e vendicativo. Perdersi tra le pagine della storia ha un fascino in più in questo caso: l'autore di «Urbano VI» è Mario Prignano, discendente di Bartolomeo, quarantasettenne romano, caporedattore del Tg1, che dalle pagine del volume edito da Marietti non può fare a meno di ringraziare la moglie Roberta e i figli Benedetta e Marcello, per aver avuto «la pazienza di sopportare per anni un marito e un padre pronto a impegnare tutti o quasi i momenti liberi davanti al computer e una pila di scartoffie». Il volume ha il sapore del giallo medioevale e richiama le atmosfere più cupe e intriganti di un periodo storico spesso trascurato eppure importantissimo, fondamentale nel determinare i centri di potere e le dinastie che traghetteranno la civiltà medioevale verso il Rinascimento. Il lungo e puntuale lavoro di Mario Prignano ha un'accuratezza e un'attenzione storica tali da permettere di capire nel dettaglio gli oscuri giochi di potere e i contrapposti interessi che spingono i cardinali italiani e Urbano VI alla lotta per affermare l'egemonia politica di una o dell'altra fazione. L'elezione di Bartolomeo Prignano è un escamotage, un modo che il Conclave, impaurito e paralizzato da una Roma inferocita, adotta per evitare la rivolta: il nuovo papa dimostra però fin da subito di avere un temperamento forte, dichiarando guerra aperta al sistema di gratifiche cui sono abituati i cardinali cattolici. Cinque mesi dopo la consacrazione al seggio pontificio, i cardinali si riuniscono il 21 settembre in Conclave a Fondi e eleggono pontefice Roberto di Ginevra, Clemente VII: inizia così il Grande Scisma, che divide la cristianità per quasi quarant'anni, in un logorante gioco di potere che finirà solo nel 1389, in seguito alla morte di Urbano V. Scorrevole, veloce, vivace: il libro ha i toni del romanzo storico senza dimenticare il rigore scientifico doveroso in questo caso, accostando sapientemente descrizioni e realtà per riuscire a rendere la verità di un'epoca lontana eppure attualissima.