Quel partito di Giuffrida che ha ispirato libri e show

da Milano

Raramente una perizia contabile - arida e difficile a leggersi come tutte le perizie contabili - ha avuto un successo mediatico come quella di Francesco Giuffrida: a dispetto del linguaggio ostico e quasi da iniziati, l'analisi compiuta dal funzionario di Bankitalia sui flussi finanziari che diedero origine dalla Fininvest è divenuta un best seller giornalistico, letterario, televisivo, e spopola su Internet da cinque anni. Tanto da dover guardare con un certo interesse come ora i numerosi fans di Giuffrida («coraggioso», «eroico», addirittura «un Giorgio Ambrosoli dei nostri tempi» secondo un blogger siciliano che paragonava il perito all'avvocato milanese fatto ammazzare da Sindona nel luglio 1979) accoglieranno la ritrattazione compiuta dal funzionario.
Il motivo di un simile successo non è difficile da indicare. Con la sua perizia, Francesco Giuffrida era parso dare dignità contabile ad un argomento su cui i biografi non autorizzati di Silvio Berlusconi - a partire da Giovanni Ruggeri e Mario Guarino, «Inchiesta sul signor Tv» 1987, fino a Leo Sisti e Peter Gomez, «L'Intoccabile», 1997 - si erano accaniti a lungo, quello della struttura societaria della Fininvest e dei suoi canali di approvvigionamento. Eppure, quando Giuffrida deposita la sua consulenza agli atti del processo di Palermo, sono in pochi ad accorgersene. Fin quando provvede Peter Gomez - collega di Marco Travaglio in una serie di libri a quattro mani - a «sparare» la perizia di Giuffrida sulla copertina dell'Espresso. Da allora, è un crescendo inarrestabile, che trasforma il funzionario di Bankitalia in un'icona della «resistenza» al berlusconismo. E, naturalmente, il carico da novanta lo mette Travaglio. Con un libro, scritto insieme all'ex sindaco socialista di Pavia Elio Veltri, dal titolo inequivocabile «L'odore dei soldi»: E soprattutto offrendo della complessità contabile di Giuffrida una vulgata all'altezza di chiunque. È la famosa intervista che Travaglio concede al comico Daniele Luttazzi a «Satyricon», tutta incentrata sul Cavaliere e per buona parte sulla perizia di Giuffrida. Sarà il «riassunto» di Travaglio, più del ponderoso testo della perizia, a invadere il villaggio globale.
Ormai Giuffrida è una star: un'inchiesta fiume del Diario, due pagine del Pais, quattordicimila documenti su Google. Un deputato europeo, il diessino Gianni Vattimo, di tasca sua arruola Gomez e Travaglio per realizzare un pamphlet intitolato semplicemente «Berlusconi», tradotto in quattro lingue e distribuito a tutti i parlamentari di Strasburgo il pomeriggio del 2 luglio 2003, mentre il Cavaliere tiene il suo discorso programmatico per l'avvio della presidenza di turno italiana dell'Unione. «Gemäss dem Direktor der Banca d'Italia Francesco Giuffrida», «según el dirigente del Banco de Italia Francesco Giuffrida» e via traducendo, gli europarlamentari vengono edotti compiutamente delle scoperte del funzionario. «La Procura di Palermo sostiene che sono i capitali mafiosi "investiti" nel Biscione dalle cosche legate al boss Stefano Bontate» rivela in quattro lingue Vattimo ai colleghi.
Ma ad innalzare Giuffrida agli altari il contributo decisivo lo fornisce il popolo di Internet, dei blog, delle chat, dei siti che a tempo pieno si occupano di Berlusconi: da brianzapopolare.it a laspinalefianco.it, da terzocchio.it a centomovimenti.it, fino a bananabis.it che è un sito non autorizzato di fans di Marco Travaglio. Ma il più deciso di tutti è Piero Ricca, il giovanotto milanese divenuto famoso per avere insultato Berlusconi all'uscita da un'aula di tribunale, che sul sito a se stesso dedicato lancia un appello «Forza Giuffrida»: «In questo Paese chi fa il proprio dovere passa per un fanatico e rischia di pagarla cara. Tale è lo spirito dei tempi». «Giuffrida - sintetizza Ricca - verificò tra l'altro che una parte ingente degli iniziali capitali berlusconiani (circa 250 milioni di euro in valuta attuale) è di origine misteriosa, cioè non documentata e si suppone mafiosa»: E la notizia della denuncia presentata dalla Fininvest contro il perito viene annunciata così da Ricca: «Il metodo è sempre lo stesso: intimidire, vendicarsi, delegittimare. Punirne uno, il più "fanatico", per educarne cento».
Parole forti. Ma niente a confronto di quello che scriverà pochi giorni dopo Beppe Grillo, annunciando anche ai suoi lettori la denuncia di Fininvest contro Giuffrida: «Ai loro amici e alleati che vengono dalla tradizione del manganello e dell'olio di ricino, gli uomini Fininvest insegnano una via più elegante per intimidire chi li contesta. È la via legale all'egemonia e all'arricchimento immeritati». Ieri, purtroppo, Giuffrida spiega di essersi sbagliato. E adesso?