QUEL PATTO CHE FA LA DIFFERENZA

Confesso che io stesso non sempre ho capito i buoni rapporti che esistono fra il ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola e il presidente della Liguria Claudio Burlando. Confesso che io stesso sono stato un po’ sorpreso quando ho visto, spesso, una consonanza di intenti fra i due. E confesso anche che, in almeno un caso, quello di Cornigliano, l’obiettivo che hanno raggiunto mi sembrava buono, ma non ottimo. Certo, ieri, con i demolitori in azione, abbiamo iniziato a vederne i frutti. Certo, il meglio è nemico del bene. Ma, forse, ci siamo illusi tutti un po’ troppo che la storia di Cornigliano fosse radicalmente diversa.
Alla fine, non ce l’ho più fatta. E sono andato direttamente alla fonte. Chiedendone la ratio al ministro Scajola, nel corso di un’intervista pubblica a Porto Maurizio domenica. L’intervista è andata a segno: in due ore Scajola ha tratteggiato il futuro del Ponente, di tutta la Liguria e, almeno per la parte che lo riguarda, anche quello dell’Italia in caso di vittoria del centrodestra. Ed è un bel futuro: concreto, realista, a volte anche scomodo. Ma proprio qui il titolare delle Attività Produttive ha dato il meglio: nel non eludere i problemi, nel saper dire anche le cose meno popolari, come la necessità di riconvertire posti di lavoro in categorie non più produttive come un tempo, o la denuncia dell’ostracismo di molti Comuni liguri a un disegno definitivo sulla tratta ferroviaria Andora-Finale. Parole forse non popolari, certo non populiste, ma che sottintendono ragionamenti da statista.
Ecco, fra i ragionamenti non popolarissimi di Scajola c’è anche quello del feeling su molti progetti liguri con Claudio Burlando. Che, non a tutti, nel centrodestra, piace allo stesso modo. Ma che, se ci si riflette bene, è perfettamente speculare agli ottimi rapporti che ci sono stati nella scorsa legislatura fra il governatore Sandro Biasotti e il sindaco Beppe Pericu. O anche alle doti di statista di Silvio Berlusconi che, martedì, solo per non correre il rischio di non far perdere fondi a Genova, non ha avuto un minuto di titubanza nel firmare un accordo insieme ai rappresentanti di Comune, Provincia e Regione, nonostante fossero tutti e tre di centrosinistra.
E in questo quadro, si inserisce alla perfezione la risposta di Scajola alla mia domanda: «Sappiamo benissimo chi sono questi signori della sinistra e come la pensavano sui temi strategici della nostra regione, ma per noi l’interesse dei liguri - di tutti i liguri - viene molto prima dell’interesse di parte. E quindi, se Burlando porta avanti alcuni buoni progetti iniziati dalla giunta Biasotti non vedo perchè dovremmo boicottarli». Risposta ottima e abbondante. E bisogna dare atto anche a Burlando di aver provato a mettere a tacere con questo argomento (con poco successo, a dire il vero, ma non si può cavare il sangue dalle rape) anche i guastatori della sua maggioranza, quel «partito del no» che condiziona sempre e comunque la politica del centrosinistra e che, al di là della buona volontà del governatore, continua a paralizzarne l’attività.
Insomma, se serviva un argomento in più per votare centrodestra il 9 e il 10 aprile, anche e soprattutto in Liguria, la risposta di Scajola ce l’ha regalato. Ed è l’argomento che «fa la differenza» fra le due coalizioni. Nel senso letterale della parola.