"Quel patto tra Fini e le toghe". Giallo su una frase di Berlusconi

Il premier confida agli europarlamentari: «La legge sulle
intercettazioni arenata dopo un incontro tra Gianfranco e il capo
dell’Anm». Fini replica: «Barzellette»

Roma - Cosa ne pensi Silvio Berlusconi del Fli e delle sue potenzialità in termini elettorali sta tutto nel botta e risposta tra il Cavaliere e il capogruppo finiano al Senato Pasquale Viespoli durante il ricevimento di fine anno al Quirinale. «Non c’è una cazzo di ragione per votarvi», dice un premier sorridente e decisamente di buon umore. Un concetto su cui il Cavaliere insiste da tempo, convinto com’è che l’elettorato di centrodestra non perdonerà a Gianfranco Fini di essere arrivato fino al punto di voler far cadere il governo e certo che le posizioni del Fli e dell’Udc siano inconciliabili e saranno il detonatore che farà esplodere il Terzo polo. Tutti punti su cui gli ultimi sondaggi arrivati ad Arcore sembrano gli diano ragione.
E forse è anche per questo che il Cavaliere dispensa sorrisi e battute con i presenti. Tutti salvo Fini, visto che i due s’ignorano neanche troppo cordialmente. D’altra parte, qualche ora prima durante un pranzo in un ristorante romano con gli europarlamentari del Pdl Berlusconi non aveva lesinato affondi nei confronti del presidente della Camera. La legge sulle intercettazioni, dice, si è arenata a Montecitorio dopo l’incontro tra Fini e l’Anm. Non solo: sarebbe stato lo stesso presidente dell’Anm, Luca Palamara, a consegnare alla finiana presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, un gruppetto di emendamenti al provvedimento. Parole che Fini liquida come «barzellette» e che il Cavaliere smentisce senza troppa convinzione. «Oggi - si limita a dire ai cronisti durante il ricevimento al Quirinale - non ho fatto alcuna dichiarazione pubblica». Tecnicamente è vero, ma non c’è dubbio che durante il pranzo con gli eurodeputati - una di quelle riunioni di cui è pressoché scontato che esca lo «stenografico» su agenzie di stampa e giornali - Berlusconi sia stato decisamente duro con Fini. Che, spiega, «si è portato in un’area di non voto, un’area che non esiste» ed è dunque destinato a sparire. Anche perché, aggiunge, i cattolici moderati non possono certo votare per il Fli. «Noi andremo in campagna elettorale a spiegare quello che è successo - dice durante il pranzo - e quando la gente capirà ancora di più Fini è destinato a sparire». E Pier Ferdinando Casini? «Piace alle signore. È solo per questo e perché gode di una grande sovraesposizione mediatica che ha il 6%». Mentre il Fli è al 3,4 e il Pdl al 31%. Ed è anche per questo che Berlusconi insiste sulla sua intenzione di abrogare la legge sulla par condicio.
Il Cavaliere intanto continua a puntare sull’allargamento della maggioranza. «Sono assolutamente sereno che si andrà avanti», dice. Perché «in Parlamento c’è stato un voto chiaro» e «non credo a ipotesi diverse». Insomma, «tanti stanno riflettendo su un loro posizionamento in sintonia con gli elettori cattolici e moderati». La strategia inizierà a prendere forma già oggi, quando 22 deputati del gruppo Misto si riuniranno alla Camera per ragionare sull’ipotesi di costituirsi in gruppo parlamentare autonomo. Ma non basta. Il Pdl avrebbe già pronto l’ingresso di due parlamentari, due nuovi deputati che andrebbero a rinforzare le file dei sostenitori dell’esecutivo. Si fanno i nomi di un deputato dell’Mpa e di uno di Fli. L’autonomista potrebbe essere Roberto Commercio o Carmelo Lo Monte, il finiano Carmine Patarino. Regista dell’operazione Saverio Romano, ex Udc siciliano. L’accordo sarebbe chiuso, ma sembra si sia deciso di rimandare l’ufficializzazione ai primi giorni di gennaio, dopo la nascita del gruppo di responsabilità.
Certo, si potesse arrivare a un intesa «sistematica» con l’Udc sarebbe meglio ma - spiega il premier agli europarlamentari - «a Pier l’ho detto anche de visu ma lui ha risposto picche». Ma, aggiunge, «sono sicuro che non voterà contro il governo». La trattativa, insomma, prosegue. Anche sulla scorta delle parole del capo dello Stato che chiede alla politica «un salto di qualità» in modo che «la legislatura possa continuare». Un appello a cui il Cavaliere risponde senza esitazione. «Napolitano - dice ai giornalisti durante il ricevimento sul Colle - ha spezzato una lancia in favore della continuità. Ed è in sintonia con quello che noi riteniamo sia interesse del Paese».