Quel Pci «rispettabile» che terrorizzava gli Usa

Nel ’75 l’allora segretario di Stato era preoccupato dei tentativi dei comunisti italiani di trovare contatti in America per ottenere credibilità: «La useranno in Italia»

Carta intestata «The White House - Washington», una scritta sinistra: «Top Secret». È la prima pagina di un memorandum di venticinque pagine, un documento di eccezionale importanza per ricostruire la storia della Guerra Fredda e delle relazioni tra il nostro Paese e gli Stati Uniti. Un documento appena declassificato, in cui Henry Kissinger, segretario di Stato Usa, James Callaghan, segretario di Stato britannico, Jean Savagnargues, ministro degli Esteri francese e Hans Dietrich Gensher, vice cancelliere e ministro degli Esteri della Germania Ovest, analizzano la situazione nei Partiti comunisti occidentali, le loro dinamiche interne e le relazioni con Mosca e Pechino. La riunione si tiene alla Casa Bianca il venerdì del 12 dicembre 1975. In Italia il 23 novembre del 1974 è salito al governo Aldo Moro, con un esecutivo formato dalla Democrazia cristiana e dai Repubblicani, Ugo La Malfa è vicepresidente del Consiglio. Il quarto gabinetto del leader scudocrociato succede al quinto governo guidato da un altro leader storico della Balena bianca, Mariano Rumor. In Italia si parla già di compromesso storico e nel memorandum di Washington si discute con preoccupazione di questo scenario. Un problema serio per gli Usa e gli Alleati. L’ascesa al potere di comunisti e socialisti va frenata. L’alto funzionario del ministero degli Esteri francese, François deLaboulaye e il ministro tedesco Genscher raccontano delle preoccupazioni di Mariano Rumor. «Ho visto Rumor la scorsa notte a cena - racconta deLaboulaye -. Dice che se i comunisti vanno al potere Berlinguer viene cacciato. È soltanto una maschera». Il ministro degli Esteri inglese Callaghan poco prima chiedeva se fosse il caso di fare pressioni sui comunisti italiani per indurli a dichiarare la loro indipendenza da Mosca. Tutti sono perplessi. Le obiezioni, i dubbi, le ansie si affollano nella mente dei partecipanti al summit. Genscher non usa giri di parole: «Abbiamo bisogno di assicurazioni migliori. (...) Loro vogliono ancora la dittatura del proletariato e questo è un punto decisivo. E c’è il pericolo che possano diventare molto attraenti per gli elettori. (...) Il Partito comunista italiano ha un obiettivo, diventare indipendente». La discussione affronta i rapporti tra i sindacati e i partiti comunisti, fa uno scenario internazionale globale, Kissinger spiega che «il problema è che persone come Mitterrand o gli italiani stanno cercando deliberatamente contatti ad alto livello negli Stati Uniti e usano questo in patria per provare che possono condurre una politica a favore dell’Occidente». Kissinger racconta che questo tipo di strategia dei partiti comunisti e socialisti potrebbe indurre ad allentare la tensione e diminuire «la preoccupazione per la sicurezza» fino a «minare l’Alleanza». Il pensiero di Kissinger è tutto rivolto alla minaccia dell’Orso Russo, gli altri pezzi del domino sono importanti, ma la politica americana si muove controllando sempre le mosse del Cremlino.
Genscher chiede spiegazioni sul ragionamento e sul da farsi. Kissinger si fa più esplicito: «Sto facendo pressioni per bloccare i contatti con i comunisti italiani». Il segretario di Stato americano aggiunge che la stessa strategia viene dispiegata anche con la Francia.
Il memorandum fa parte di un archivio di 28mila pagine che riguarda l’attività di Henry Kissinger. Il dossier è il risultato di sette anni di lavoro degli studiosi del National Security Archive, una struttura della George Washington University. I documenti microfilmati raccontano l’attività politica del segretario di Stato Usa dal 1969 al 1977. Un periodo storico intensissimo nel quale Kissinger svolge un lavoro di primissimo piano sulla scacchiera della politica mondiale.
Secondo il principale biografo di Kissinger, Walter Isaacson, presidente dell’Aspen Institute, «i memorandum di Henry Kissinger sono una fonte meravigliosa, affascinante e assolutamente indispensabile per capire i suoi anni al potere». L’archivio è sterminato e racconta gli incontri al vertice con i grandi della terra dell’epoca: Sadat, Mao, Breznev, Pompidou, Nixon, Ford e tanti altri. Per gli storici si tratta di materiale preziosissimo e per gli studiosi italiani di un’occasione enorme per approfondire la storia delle relazioni tra Stati Uniti e Italia.
L’intero archivio è disponibile solo su richiesta e il documento sui partiti comunisti che riguarda anche l’Italia dà una chiara idea di quanto sia prezioso questo materiale. Durante la riunione alla Casa Bianca si parla della minaccia sovietica, di esercitazioni militari della Nato, di piani di invasione dell’Urss, della posizione strategica della Jugoslavia e - siamo nel 1975 - di «azione preventiva prima che reattiva» nei confronti di Mosca. Si parla addirittura di una possibile invasione di Romania e Jugoslavia, si analizzano nel dettaglio le forze a disposizione del maresciallo Tito («9 divisioni, più 20 brigate e 38 reggimenti»), si discute la possibilità di un attacco terra-aria perché «in 24 ore si può avere la supremazia totale dei cieli sui russi». Il ministro inglese Callaghan spiega che «la Jugoslavia è l’area più sensibile». E quando chiede se ci sono problemi con gli alleati della Nato, il francese deLaboulaye risponde secco: «L’Italia sarà un problema». Le relazioni con la nazione di Tito infatti sono importanti e perfino un’esercitazione nel Nord Italia era diventata un problema. La riunione, dopo un’intensissima discussione di tipo strategico-militare, si sta per chiudere e Kissinger però, prima di concludere, vuole aggiungere ancora qualcosa: «Lasciatemi dire una parola sull’Italia. Noi abbiamo per mesi impartito lezioni alla Democrazia cristiana sui pericoli del compromesso storico e sulla necessità di una riforma. Ma non ho visto alcun cambiamento nei loro atteggiamenti, nessun impatto pratico. Se qualcuno di voi ha idee, potremmo coordinarci. De Martino sta per venire negli Usa, ma non ha alcun senso far loro la paternale per spingerli a collaborare, se la Dc è un cadavere. Noi siamo a corto d’idee. Ci sono un sacco di progetti, ma nessuno per metterli in pratica». Trentuno anni fa accadeva questo a Washington, era della Guerra Fredda.