Quel pedaggio che riesce solo a scontentare

Il gran pasticcio scoppiato ieri a palazzo Marino sulla annosa e tormentata vicenda del cosiddetto ticket o ecopass ha la sua origine nelle indecisioni iniziali dell'introduzione di questa misura. Una misura prevedibilmente impopolare ma che, insieme all'Expo 2015 era una delle bandiere sventolate durante la campagna elettorale da Letizia Moratti. Che i milanesi - sia ben chiaro - hanno votato a maggioranza assoluta al primo turno. Sapendo bene, spero, cosa stavano votando. Non solo: il progetto iniziale, nella sua versione più «radicale» era (o appariva) molto più ampio, severo e impopolare: esteso fino alla circonvallazione esterna e destinato più alla riduzione del traffico, la cosiddetta congestion charge, che alla lotta all'inquinamento (pollution charge). Contro questi progetti non si è levata una voce in campagna elettorale. Ma una volta eletta la Moratti, appena si è cominciato fare sul serio, a proporre concretamente il provvedimento, sono scattati i veti: dei comuni dell'Hinterland - di cui Milano rischia di diventare ostaggio - dei trasportatori e dei commercianti, degli abitanti del centro e di quelli della periferia, dell'opposizione e degli alleati. Si è deciso di trattare con tutti e questo è stato l'errore, perché si è innescato il circuito diabolico, tipico della politica italiana, di concertazioni consultazioni tavoli veti e controveti che ha finito per: 1) ritardare di almeno un anno e mezzo un provvedimento definito «una priorità» in campagna elettorale; 2) ridurlo ai minimi termini rendendone ormai dubbia la reale utilità; 3) non accontentare nessuno (scontentare tutti) spingendo la giunta sull'orlo della crisi. E' l'ennesima riprova che le cose più impopolari si fanno a caldo nei primi 100 giorni di mandato, quando è ancora in corso la cosiddetta «luna di miele» fra eletto ed elettori.