Quel piano dell’Onu per isolare Israele

La verità è che in tutto il Medio Oriente sta crescendo il potere del radicalismo islamico. Egitto e Tunisia annunciano di voler rivedere (o non avere) i rapporti con Israele<br />

Se vogliamo toccare con mano la realtà di quanto sta accadendo sull'altra sponda del Mediterraneo e sulla strategia dei burattinai che sono riusciti a diffondere il mito della cosiddetta «Primavera araba», dobbiamo considerare attentamente il piano in atto per il riconoscimento unilaterale del sedicente «Stato della Palestina» con una risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite nella sessione di settembre. L'obiettivo è di mettere Israele di fronte a un fatto compiuto, accrescerne l'isolamento internazionale facendolo passare per il nemico della pace, stimolando l'offensiva del terrorismo islamico e nazionalista il cui scopo dichiarato è l'annientamento fisico dello Stato del popolo ebraico.

Per la verità qualora l'Assemblea generale dell'Onu, le cui risoluzioni non sono comunque impositive, dovesse riconoscere a maggioranza uno «Stato della Palestina», non si tratterebbe affatto di una novità assoluta. Perché già il 15 novembre 1988 ad Algeri il Consiglio nazionale palestinese (il Parlamento dell'Olp - Organizzazione per la liberazione della Palestina) proclamò la nascita dello «Stato della Palestina» e finora 119 Stati sui 192 del mondo l'hanno già formalmente riconosciuto attribuendo alla rappresentanza palestinese il rango di ambasciata. Tra questi figurano 8 stati membri dell'Unione Europea (Malta, Cipro, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Polonia), altri stati europei (Serbia, Albania, Bielorussia, Ucraina, Georgia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro), due Stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu (Russia e Cina), in aggiunta a Stati di peso sulla scena internazionale tra cui India, Turchia, Argentina, Brasile, Indonesia), e ovviamente tutti i Paesi membri della Lega degli Stati Arabi e dell'Organizzazione della cooperazione islamica.

Con un'eccezione significativa, la Siria di Assad, che vanta diritti sui territori palestinesi, sulla Giordania e sul Libano, a oggi non ha riconosciuto lo «Stato della Palestina» così come non ha una propria ambasciata a Beirut.
Gli altri Stati dell'Unione Europea, pur non riconoscendo formalmente lo «Stato della Palestina», all'indomani della sua proclamazione nel 1988 hanno elevato lo status diplomatico della rappresentanza dell'Olp al rango di ambasciata in Francia e in Irlanda, e di Delegazione generale della Palestina o palestinese in tutti gli altri Stati attribuendo di fatto al rappresentante palestinese il rango di ambasciatore. Mettendo insieme quelli che hanno riconosciuto formalmente lo «Stato della Palestina» e quelli che di fatto lo riconoscono attribuendo alla rappresentanza palestinese uno status diplomatico, si arriva al totale di 157 Paesi tra cui figura lo stesso Israele che è ufficialmente impegnato in negoziati di pace prima con l'Olp e poi con l'Autorità nazionale palestinese sin dalla storica stretta di mano tra Arafat e Rabin alla Casa Bianca il 13 settembre 1993 con la mediazione di Bill Clinton.

Ebbene se in 23 anni, dal 1988 a oggi, lo «Stato della Palestina» è esistito solo sulla carta pur essendo riconosciuto dalla maggioranza dei 192 Stati membri delle Nazioni Unite, perché mai oggi si torna alla carica per ottenerne il riconoscimento da parte dell'Assemblea generale dell'Onu? Perché pur auspicando Israele una soluzione negoziata che sfoci nella nascita di uno Stato palestinese che riconosca il diritto di Israele ad esistere come Stato del popolo ebraico, rinunci definitivamente all'uso della forza per conseguire le proprie rivendicazioni, salvaguardi le legittime esigenze di sicurezza di Israele, il presidente dell'Anp Abu Mazen è determinato a sfidare il premier israeliano Netanyahu mettendolo di fronte alla proclamazione unilaterale dello «Stato della Palestina»? Perché Abu Mazen non si siede al tavolo delle trattative per concordare una pace definitiva con Netanyahu negoziando tutti i punti controversi? Perché si sta assistendo a un irrigidimento nell'atteggiamento di Abu Mazen, considerato un moderato, dopo la recente rappacificazione con Hamas, da lui stesso condannata recentemente come organizzazione criminale per aver imposto la sua dittatura islamica a Gaza dopo aver sterminato i soldati dell'Anp?

La verità è che in tutto il Medio Oriente sta crescendo il potere del radicalismo islamico che ha come suo primo effetto l'accentuazione dell'ostilità contro Israele. Sia le autorità egiziane sia quelle tunisine, espressione della cosiddetta «Primavera araba», hanno annunciato l'intenzione di rivedere o di non avere affatto rapporti con Israele. La «Commissione per le riforme politiche» in Tunisia ha escluso «qualsiasi forma di normalizzazione dei rapporti con lo Stato sionista». Così come la verità è che la strategia finalizzata all'ascesa al potere di questi islamici radicali che fanno riferimento ai Fratelli Musulmani è sostenuta dall'Occidente, da intendersi come gli Stati Uniti e l'Unione Europea, in cambio della collaborazione per eliminare il terrorismo islamico jihadista, cioè di Bin Laden e dei suoi simili.
In tutto ciò chi sembra destinato a pagare il conto più di altri è proprio Israele.

Lo scorso giovedì, 30 giugno, nella Biblioteca Spadolini del Senato, su iniziativa dell'associazione «Cristiani per Israele», è stata lanciata la mobilitazione internazionale per la raccolta delle firme contro l'iniziativa dell'Assemblea generale dell'Onu per mettere Israele di fronte al fatto compiuto del riconoscimento unilaterale dello «Stato della Palestina». Primo firmatario è stato l'ex presidente del Senato Marcello Pera, seguito dai senatori Lucio Malan e Luigi Compagna. Siete tutti invitati a manifestare il vostro sostegno al diritto inalienabile di Israele ad esistere come Stato del popolo ebraico, a sostegno di una pace negoziata e non imposta che assicuri uno Stato palestinese pacifico e costruttivo.

Nei prossimi giorni partirà una campagna per la raccolta delle firme da consegnare al Segretario generale dell'Onu. Firmate anche voi a favore della sacralità della vita che oggi più che mai ha in Israele il suo emblema e per una pace che garantisca la vita e non la morte a tutti, senza eccezione, compresi i palestinesi.Magdi Cristiano Allam