Quel poliziotto «ucciso» dal G8

(...) Però è politically correct fare una legge che tuteli il plurimilionario Seedorf (nero) e consenta di insultare chi fa una vita da mediano (bianco) che a stipendio alto ma pur sempre infimo rispetto al campione deve sentirsi leggere tutto un albero geneologico volutamente modificato perché non tutelato grazie al suo colorito pallido. Poi magari si invoca il modello antiviolenza inglese, facendo finta di non sapere (o forse non sapendo) che là chiunque si alzi in piedi per gridare una qualunque offesa a un qualunque avversario, non solo a quelli di colore, viene accompagnato fuori dallo stadio immediatamente. Perché non si usa il modello inglese? Perché prevede il rispetto assoluto della polizia, perché gli hooligans sono stati debellati con la legittimazione delle cariche quando necessarie, con giudici che puniscono severamente gli pseudo tifosi, senza guardare se il loro arresto è formalmente legittimo o meno. Quello che avevano fatto era comunque più illegittimo.
Oggi tutti invocano le nuove leggi speciali per il calcio. Basterebbe una legge semplice semplice, che obblighi i magistrati a buttare dentro i delinquenti che vengono scoperti anziché solo a invitarli a guardarsi le partite in tv. Ma chi dovrebbe farla questa legge? I figli di Genova. Le madri di Genova. Perché siamo sempre lì. Il parlamento che dovrebbe farle, queste leggi, è il parlamento dell’onorevole Francesco Caruso, leader dei Disobbedienti, e della senatrice Heidi Giuliani, madre di Carlo con la missione di punire i poliziotti del G8. È il parlamento dei Diliberto e dei Rizzo, presenti alla manifestazioni in cui si inneggiava alle «10, 100, 1000 Nassirya» come oggi a Livorno si inneggia a «un altro Filippo Raciti».
Fa più comodo dire che è colpa della società. Fa più comodo sospendere il campionato. Come se così la vittima della violenza tornasse dalla moglie e dai suoi bimbi. La libertà di un qualsiasi cittadino, anche di un tifoso, è quella di poter fare in pace una cosa che gli piace. Quindi anche assistere a una partita. È una violazione alla sua libertà negargli il diritto a una partita di calcio perché non si vuole colpire il vero responsabile. E se il parlamento figlio di Genova partorirà una trovata tipo la vigilanza privata negli stadi, non solo avrà finito di lavarsene le mani. Se le sarà anche asciugate dal sangue dell’ispettore Raciti. Perché i vigilantes pagati dalle società di calcio non avranno il potere di fare quello che può fare un pubblico ufficiale. Non potranno certo fare (neanche se ne fossero capaci) quello che fanno polizia e carabinieri addestrati a quel compito. Ma neppure lo farebbero. Perché pagati da società il cui interesse non può essere certo quello di scontentare i propri sostenitori. Chi darebbe l’ordine di fare una carica? Magari un qualsiasi presidente o un qualsiasi dirigente che quando si è trattato di adeguare lo stadio alle nuove norme anti violenza, si è messo a litigare con il Comune per chi doveva pagare le spese dei tornelli?