Quel Povero Diavolo è proprio un oste coi fiocchi

nostro inviato a Torriana (Rn)
Ci sono locali dove uno andrebbe giusto per il nome che suona simpatico. È il caso del Povero Diavolo, «ristorante e locanda» è precisato a mo’ di sottotitolo, perché sia subito chiaro il quadro, ovvero una tavola e una camera sotto lo stesso tetto, binomio sempre più importante per serate di assoluto piacere goloso, senza rinunciare a nulla, né nel piatto né nel bicchiere, per controlli stradali e stanchezza post-cena. Questo vale soprattutto quando si punta verso insegne defilate, borghi lontani da città dove è più facile avere un albergo a due passi dal ristorante o dove puoi chiamare un taxi.
Torriana è una cittadina sulle prime colline romagnole. Con Rimini alle spalle, da cui dista una ventina di km, è sulla destra della rocca di San Marino. Un po’ di pazienza al volante non guasta, specie la prima volta. Ma ne vale la pena. Stefania e Fausto Fratti sono lì dal 1990, in pratica nella casa natia di lui, un’osteria curata e rilassante aperta nel 1915 e chiusa da altri nel ’78. Ristoratori non cucinanti, da due anni sono entusiasti, a ragione, di Pier Giorgio Parini, un trentunenne uscito dalla scuola degli Alajmo a Rubano, vicino Padova. Il motto di tutti loro è «Ritorno al futuro» nel senso che nelle varie proposte c’è tanto territorio ma mai scimmiottato e banale, proposto tanto per andare sul sicuro, visto che il noto stuferà ma non spaventa mai.
Parini ha voglia di provare e allora ecco che le Triglie gratinate sono accompagnate da un gianduia di nocciole, il Risotto in autunno proposto con capperi e miele, un felice incontro/scontro, i Ravioli di pesce serviti in un brodo di paganelli al profumo di sambuco e i Garganelli con sugo di canocchie e animelle. Tra i secondi il coniglio, in doppia versione, arrosto e fritto, trovava spunti nuovi nella crema di porri e zafferano così come il piccione in un insieme di castagne, zenzero e cipolline. Davvero un buon diavolo, altro che povero...
e-mail: paolo.marchi@ilgiornale.it