Quel presepe che fa rivivere l’antico borgo marinaro

Le duemila fiaccole della Madonna Bianca sullo sperone di Porto Venere. Sulla Chiesa di San Pietro e i gradoni a guadagnare le righe bianche e grigie a picco. Il richiamo dal mare e il respiro delle sue case in salita. Tono su tono nella navata laterale di San Lorenzo. L'altra chiesa del borgo, la parrocchiale. Quella venuta dopo, «quella dove ci sposiamo noi, che i turisti scelgono San Pietro». Brunella calca quel «noi» che scivola sul polistirolo disegnato pietra a pietra.
Don Franco dice messa e il presepe lo raggiungi dalle pareti. Stesso grigio, stessa dimensione. Una bimba passa la mano dal muro alla scalinata della sacra rappresentazione. Due, tre metri quadri di roccia addomesticata dall'uomo, riprodotta nel dettaglio. Con i suoi ritmi e intercalari. Con i suoi uomini a maneggiare le nasse e le sue donne di tramontana a stringere lo scialle. La grotta della Natività a ridosso di San Pietro, al posto della torretta accanto. Venuta dopo, c'entra niente con Porto Venere. Le finestre a puntare il mare-fine della terra. L'indizio all'Arpaia, per tutti grotta di Byron, e all'onda che non c'è. E su su ai mulini e al castello. Frammenti rosicchiati dal sale, limati nel polistirolo, incendiato di luci fioche, fitte, fruscianti. L'odore del mare che non c'è. Lo sente la bambina. Lo tocca sui vestiti della signora Luciana, la custode di San Pietro. E lei che spazza e mette i fiori, l'occhio ai gruppi vacanza e il senso della vestale. Ogni giorno che Dio comanda. C'è anche lei nel presepe, vicino alla sua chiesa. Il gioco degli specchi, dilatati. Colori pochi, pietra nella pietra, e forza. Don Franco benedice, tu scivoli fuori mentre i gruppi-vacanze saturano le creuze. Il piazzale alle spalle, punti San Pietro. La scorciatoia aveva escluso il giro turistico. La scala stretta a tagliare in verticale i carruggi per respirare San Lorenzo senza distrazioni.
Adesso il quadro nel quadro ti chiude il passo. L'immagine gravata sul mare è la stessa raccontata nel presepe. È il doppio rivisitato senza storia. Ci cammini, erba e pietra e sale. Il fiato corto e la capanna della natività che non c'è. Che era là. Sovrapponi e scomponi. E' il viaggio nel tempo e il senso di una storia filtrata dalla roccia nella sua gente. Il vento allunga il grigio mentre riguadagni la calata. Silenziosa Porto Venere in questo ultimo dell'anno. Mentre Brunella ti porta da chi ha creato il presepe. Mamme del borgo. Mamme che lavorano nel borgo. Mamme che da un mese scappano a San Lorenzo e tagliano, dipingono, cuciono e raccontano. Sono Barbara, Debora, Vittorina, Graziella, Emily e volontari occasionali. Lo fanno da tre Natali, il presepe. La scorsa edizione si sono aggiudicate il primo premio assoluto per il presepe più bello della provincia della Spezia. «Lo avevamo ambientato all'isola del Tino - ricorda Debora -. Questa volta ci siamo ispirate alla fiaccolata della Madonna Bianca, la festa patronale del 17 agosto». Le chiedi dell'arte del comporre, dei soggetti: «Usiamo la fantasia e chiediamo ai vecchi che ci sono ancora». Tutte fanno tutto, ma la Chiesa di San Pietro l'ha curata Debora e gli abiti dei figuranti li ha cuciti Graziella, in puro Porto Venere old-style.
Hanno studiato il disegno, tracciato le prospettive, tagliato il polistirolo, incollato e infilzato con stuzzicadenti. Hanno costruito i muretti a secco e utilizzato i colori ereditati dagli scenografi di una recente produzione cinematografica ambientata nel borgo. «Siamo mamme, e siamo abituate a riciclare e reinventare» sorride Debora.
Ma la tradizione respira da dietro le quinte. Perché Emily è figlia del pittore Bruno Baracco, uno dei «vecchi» creatori dei presepe di Porto Venere. Il cerchio si chiude e apre a storie. È quel senso nelle cose che corre a ritroso gli anni e si salda alla pietra del borgo e all'anima della sua gente. Che ormai si conta. Accanto alle seconde case che annacquano l'appartenenza. Una manciata di mamme per tenersi stretta la riproduzione del quadro fotografato a ripetizione dai gruppi-vacanza. L'arpionano alla Chiesa di famiglia, dove don Franco battezza e sposa. Non a caso. La Vita nuova nella grotta, la foto sparata nei cataloghi e il profilo ritagliato sul mare. Che senti sbattere a San Lorenzo. Nel presepe di polistirolo. Vivo del sole che scalda la pietra disegnata, quando il meteo ieri aveva marcato pioggia.