Quel «Presidente» non ci è nuovo

Sulla costa di Normandia, in cima a una falesia spazzata dal vento, vi è un vecchio austero casale chiamato Les Ebergues. Al suo interno, in una specie di dignitoso esilio, vive «Il Presidente» con la sua piccola corte di fedelissimi. Si tratta di un ottuagenario «padre della patria», più volte a capo del Governo, a un passo dal diventare Presidente della Repubblica, e spesso chiamato in soccorso dei destini di Francia che adesso, con aristocratico distacco, affronta la nuova condizione di «pensionato» di lusso, regnando dispotico sui suoi collaboratori.
Almeno questo si desume da un’osservazione superficiale. In realtà nulla è come sembra. A cominciare dalla casa, che non si chiama les ébergues - alcune parti del merluzzo utilizzate come esca: nome plausibile in una località di pescatori - ma les ébernes, ovvero «coloro che puliscono un bambino dai suoi escrementi», attività assai più difficile da collegare al luogo... Anche Le Président non è solo la personificazione di un vivente monumento nazionale. È un uomo che si allena quotidianamente alla morte. Per esempio, assumendo a letto e sulla amata poltrona Luigi-Filippo posizioni da defunto... La vecchia volpe oggi sfrutta tutte le capacità diplomatiche acquisite in anni di attività politica ad altissimo livello, per tenere a bada infermiere, autista, agenti di scorta, medici zelanti... Miracolosamente riesce a non sembrare patetico.
In effetti, il Presidente è prigioniero. Condannato, vita natural durante, a interpretare il personaggio pubblico che è stato. Sorvegliato da discreti ma occhiuti controllori, con cui ingaggia una battaglia infinita fatta di astuzie e espedienti psicologici che, alla fine, si rivela un aspro confronto con se stesso. Che cosa cercano, dunque, tra le carte e i libri di questo vecchio anch’egli incartapecorito? E chi, precisamente, cerca?
Il Presidente finirà senz’altro sui libri di storia come esempio di insigne e incorruttibile statista. Gli intitoleranno piazze e avrà statue che lo raffigurano. Come, napoleonicamente, sognava fin da bambino... Tutto ha sacrificato alla politica: affetti, amicizia, svaghi, passioni. Inoltre, ha stipulato una «assicurazione sulla vecchiaia», raccogliendo gli scottanti dossier di personaggi in vista della politica. A partire dal suo ex giovane collaboratore, oggi candidato al ruolo di primo ministro. A meno che proprio lui, «il vecchio», non ci metta lo zampino... Insomma, il nome les ébernes comincia ad assumere quasi un significato profetico... In quella casa, dove la Francia finisce guardando alle bianche coste di Gran Bretagna, si lavano i panni sporchi della Repubblica, si ripuliscono dagli escrementi, quelli che, all’analisi spietata e lucidissima di un vecchio esperto, appaiono in fondo, solo i nani della politica...
Sembra scritto ieri, per freschezza e attualità, Il Presidente di Georges Simenon (Adelphi, pagg. 155, euro 16, traduzione di Luciana Cisbani), ma ha visto la stampa per la prima volta nel 1958. All’epoca, in tanti sostennero che l’autore si fosse ispirato a Clemenceau, ma lui negò sempre. In realtà, il presidente è un personaggio immortale, che ha i tratti distintivi di molti uomini politici di varie epoche. Se nella nostra epoca e in Italia stentiamo a identificarne anche uno solo, non è colpa di Simenon, ma dell’epoca e dell’Italia...
Del resto, se un editore accorto e raffinato come Adelphi pubblica e ripubblica i classici e, tra questi, l’opera omnia di Georges Simenon, un motivo ci sarà. È meglio, infatti, lo «scarto di produzione» di uno scrittore bulimico e immortale come Simenon, delle tonnellate di ciarpame ogni giorno riversate sugli scaffali delle librerie. Oltretutto, Il Presidente non è certo uno «scarto», ma un piccolo libro perfetto.