Quel primario non merita alcuna scusa

Sta a vedere che adesso bisogna pure chiedere scusa. Molto assistito dai suoi indomabili avvocati, l’illustre primario Brega Massone lo lascia già intuire. Parla di linciaggio pubblico e di gogna mediatica. Si chiede chi mai gli restituirà l'onore. Praticamente, ha già fatto partire il solito disco: alla fine del ballo, toccherà davvero chiedergli scusa.
Tutto questo perché il Tribunale del riesame storce il naso all’ipotesi dell’omicidio volontario: non ci sarebbero cioè elementi certi e sufficienti per dire che nella clinica Santa Rita tagliasse di bisturi un criminale dalla lucida volontà assassina. E va bene, non è poi tanto sorprendente: così, a naso, ci sta che un primario - pur sempre un primario - non sia un sadico serial killer. Ma sarebbe il caso di fermarci subito qui. Non sembrerebbe necessaria la solita seduta di autoanalisi per sentirci tutti quanti forcaioli e giustizialisti, condannandoci a un perenne senso di colpa. Purtroppo, è invece quello che già sta avvenendo qua e là per opinionisti e legulei, prontamente scattati nella romantica corsa dell’autoflagellazione, perché in fondo dovremmo onestamente riconoscere d’aver costruito dei mostri con troppa fretta e troppa disinvoltura. Detto fuori dai denti, i veri mostri saremmo noi.
Si legge che il pronunciamento del Riesame è «il primo motivo di sollievo» per Brega Massone. Peccato non poterci sollevare tutti assieme al suo fianco. Casualmente, nel documento che non ritiene provato l'omicidio di cinque anziani, si conferma come su altri ottantasei lo stesso primario abbia lavorato con «inquietante indifferenza rispetto al valore fondamentale della persona fisica». Di più: i giudici confermano truffe milionarie e lesioni gravissime «effettivamente volontarie», perché Brega Massone era consapevole che ogni intervento avrebbe provocato grandi sofferenze e inutili menomazioni. In altre parole: il tribunale del Riesame, che tanto ha sollevato il primario e i suoi avvocati, non solleva per niente sulla sostanza dell'allucinante vicenda, e cioè la vergogna della sanità criminale.
Sapere che alla Santa Rita non c’era un serial killer con la motosega, ma un semplice primario che operava inutilmente per lucrare molto denaro, non sposta di una virgola l'angoscia e il rancore del paziente medio. Per la gente comune, che si affida al medico come un pupo si affida alla mamma, cioè totalmente indifeso e totalmente fiducioso, questa medicina avida e cinica del signor primario resta un orrore. Basta e avanza per parlare di mostri. Mostro non è soltanto il folle che fa a pezzi le vittime per istinto sanguinario: mostro, davanti all’etica e alla morale, è e continua ad essere chi approfitta del suo stato di superiorità per infliggere agli inermi le più gratuite sofferenze e le più inutili mutilazioni.
Dovrebbe forse sentirsi sollevata la ragazza di diciotto anni che s’è vista tagliare i seni senza un motivo medico, se non quello di sfilare alle casse pubbliche un rimborso più corposo? E cosa dire dell’anziano signore che s'è visto reimpiantare un pezzo già usato, «tanto lui muore presto, cosa se ne fa di uno nuovo»?
Sentire i medici parlare in un certo modo dei pazienti, scoprire come giochino impietosamente sulla loro fiducia: questo il vero lato mostruoso della vicenda. Non ci sarà omicidio, ma c’è il senso indelebile e insopportabile di un doppio tradimento: del malato, della propria missione. E bisognerebbe chiedere scusa?