Quel raddoppio ignorato dai media

Paola Balsomini

Sono 101 i chilometri d’asfalto che separano la barriera di La Spezia dalla A1 Milano-Bologna, con ben 91 viadotti costruiti per sorreggere le carreggiate. E’ la Cisa, l’autostrada che collega la città ligure con Parma e che, secondo l’indagine del mensile «Tuttotrasporti» è considerato uno dei tratti più pericolosi d’Italia.
Negli anni passati il nefasto scettro era stato assegnato alla Torino-Savona, l’autostrada della morte che poi, dopo continui incidenti, è riuscita a beneficiare del raddoppio della carreggiata in entrambi i sensi di marcia.
L’ultima tragedia della A15, invece, è molto più recente ed è stata provocata da un camion che ha tamponato due mezzi pesanti, sbandando e andando successivamente a sbattere contro alcune auto che provenivano dal senso opposto di marcia. Il bilancio, questa volta, era stato di due morti e 15 feriti. I problemi della Cisa, costruita soltanto trent’anni fa, non sembrano però di immediata risoluzione: numerosi punti sembrano formati da «montagne vive», che si assestano con continue frane, provocando rallentamenti e spesso anche lunghe code.
E questo è solo uno dei tanti disagi per gli automobilisti che quotidianamente devono già fare i conti con «lavori in corso» infiniti.
Basta chiedere ai frequentatori della A15, spesso costretti spesso a saltare da una carreggiata all’altra, sfiorando anche i mezzi che arrivano dal senso opposto. Insomma, una vera e propria gimkana che coinvolge, da La Spezia, i caselli di Parma, Fornovo, Borgotaro, Berceto, Pontremoli e Aulla. Secondo le segnalazioni di «Tuttotrasporti», sarebbero molti gli interventi da realizzare sulla Cisa.
Tanto per cominciare in molti punti manca ancora la corsia di emergenza e la stragrande maggioranza di «Sos» non è dotata di piazzole per consentire una sosta prudente agli automobilisti in difficoltà. Altro pericolo: le protezioni laterali che potrebbero provocare ulteriori danni in caso di incidente, oltre all’altrettanto pericoloso ingresso, provenendo da La Spezia, nella galleria Vizzana, che compie un’improvvisa curva a gomito. Ma anche per chi procede verso la città ligure la situazione non migliora, anzi. Qui a spaventare maggiormente è soprattutto l’impatto visivo, visto che per i continui lavori in corso chi si dirige verso Spezia si trova di fronte auto e camion che procedono dalla direzione opposta e con le corsie divise unicamente da birilli di plastica.
Nel frattempo il costo del tratto autostradale è tra i più «salati» di tutto il circuito nazionale. Insomma ci sarebbero già tanti buoni motivi per evitare di imboccare l’A1. Ma spesso ci si mette anche la consueta nebbia, o neve, che durante il periodo invernale obbliga gli automobilisti a lunghissime code, condite da qualche gimkana, tanto per non perdere l’allenamento.
Ma poi, guardando il cartello, si può trovare anche un motivo di consolazione «Stiamo lavorando per voi». Speriamo ancora per poco.