Quel ragazzo che prendeva la Bibbia alla lettera

Charles Darwin (1809-1882) fu, per gran parte della propria vita, un fervente cristiano che non dubitava minimamente della verità letterale della Bibbia. Frequentò una scuola anglicana, poi a Cambridge studiò teologia anglicana per diventare prete, ed era pienamente convinto dall’argomento teleologico di William Paley, secondo il quale il progetto della natura dimostrerebbe l’esistenza di Dio. Ma cominciò a cambiare idea durante il suo viaggio con il «Beagle». Perché le belle creature degli abissi oceanici erano state create dove nessuno le poteva vedere? E quella vespa che paralizza i bruchi e li offre alle proprie larve è in contraddizione con la visione di Paley di un progetto benefico... Così Darwin cominciò a vedere la storia del Vecchio Testamento come falsa ed inaffidabile. Al ritorno, studiò la mutazione delle specie. Sapeva che i suoi amici naturalisti ecclesiastici la ritenevano un’eresia e che le sue idee rivoluzionarie erano sgradite in un momento in cui la Chiesa anglicana era attaccata dai dissidenti radicali e dagli atei. Mentre stava sviluppando segretamente la sua teoria della selezione naturale, Darwin scrisse persino della religione come di una strategia di sopravvivenza tribale, sebbene credesse ancora che Dio fosse il legislatore ultimo. La sua fede nel cristianesimo continuò ad attenuarsi, e infine, con la morte della figlia Annie nel 1851, la perse completamente. In età avanzata, quando gli venne chiesto delle sue convinzioni religiose, scrisse che non era mai stato un ateo nel senso di negare l’esistenza di un Dio, ma che in generale «“agnostico” sarebbe la più corretta descrizione del mio stato mentale». Nella Storia della Signora Speranza, pubblicata nel 1915, si sostiene che Darwin si fosse convertito sul suo letto di malattia. Ma si tratta con ogni probabilità di una leggenda, smentita dai figli.