Quel rapporto riservato sulla «contendibilità» italiana

Uno studio sul tavolo di Draghi parla degli appetiti di Santander e Agricole

Mario Attanasio

Sorpresa: è più facile comprare una banca italiana che nel resto d'Europa. Il grado di contendibilità del mercato bancario italiano, infatti, è di gran lunga più alto rispetto ai principali mercati europei: 95%, contro una media in Europa del 60%. È la notazione di fondo di un rapporto riservato che circola in Banca d'Italia, secondo cui, inoltre, il sistema creditizio italiano registra una presenza di azionisti esteri nei primi 4 gruppi (17%) decisamente più elevata rispetto alla media europea (6%). Chi sostiene, insomma, che quello italiano sia un sistema finanziario chiuso e protetto, verrebbe in sostanza smentito da questa ricerca. Anche perché, dice il rapporto, «sebbene le partecipazioni estere non siano generalmente rilevanti» in termini percentuali, di solito gli azionisti stranieri sono dentro i patti di sindacato e proprio grazie ai patti sono protagonisti del «governo aziendale» delle banche della penisola.
Il rapporto – se mixato con l'atteggiamento di apertura e tutto orientato al mercato del neo Governatore Mario Draghi – ha un po' il sapore di un invito, per le banche estere, a venire a fare shopping in Italia. Due, in questo momento, secondo lo stesso studio, le possibili acquisizioni di istituti italiani da parte della concorrenza estera. Il primo caso è quello del colosso del credito spagnolo Santander che potrebbe avere qualche interesse per il Sanpaolo (di cui detiene circa l'8,5%). Il Crédit Agricole, invece, potrebbe sferrare un assalto su Banca Intesa (l'istituto francese è già il primo azionista con il 17%).
Uno sguardo oltreconfine: tra i principali paesi europei, la Germania risulta come quello meno contendibile (col 56% del capitale sul totale effettivamente sul mercato) seguita da Spagna (60%), Francia (68%) e Olanda (73%). In particolare, in questi ultimi due mercati, sarebbe ancora forte il ruolo giocato dal credito cooperativo. Nel rapporto c'è poi un passaggio sulle banche pubbliche: in testa a questa speciale classifica c'è la Germania con il 40% sul totale dell'attivo delle quote di mercato interno in mano a istituti sotto il controllo dello stato, contro l’1% dell’Italia,