Quel «re Mida» romano che non ama i salotti

da Milano

L’ingresso di Francesco Gaetano Caltagirone nel consiglio delle Generali è la manifestazione evidente della novità di questa tornata di nomine. Imprenditore alla terza generazione; interessi dall’editoria al cemento, dall’immobiliare al credito; vicepresidente di Mps; romano: Caltagirone importa nel cda del Leone un profilo inedito.
Si inserisce - è vero - nella scia aperta da Diego Della Valle, imprenditore di successo prima che finanziere. E che oggi viene solcata anche da altri quali Leonardo Del Vecchio di Luxottica e Lorenzo Pellicioli per De Agostini. Ma la storia di Caltagirone, forse perché nasce e cresce nella capitale, ha un sapore diverso. Schivo e riservato, teorizza il «primato del lavoro» sulla finanza, mai attirato dai salotti di potere. Neanche quando, nel 2005, aveva superato il 5% di Rcs. Una quota rilevata a 0,5 euro per azione. Ma rivenduta a 6, con un profitto di decine di milioni.
Classe 1943, ingegnere, formatosi nell’immobiliare, dal palazzo di via Barberini Caltagirone governa un gruppo da 1,6 miliardi di fatturato e 5.200 dipendenti. La holding Caltagirone spa in Borsa vale un miliardo, ma la somma delle partecipazioni quotate detenute dall’«ingegnere» anche attraverso società controllate direttamente sale a quota 2 miliardi: questo è il valore di Borsa di Caltagirone, diversificato nel cemento (Cementir), nei grandi lavori (Vianini Industria e Vianini Lavori), nelle banche (5% di Mps) e nell’editoria (Caltagirone Editore controlla Messaggero, Mattino, Gazzettino, Corriere Adriatico, Nuovo Quotidiano di Puglia e Leggo).
Anche se poi quello che fa impressione è la cassa: una massa di liquidità stimata in 2,5 miliardi. È quanto ha messo sul piatto, tanto per citare l’attualità, l’americana At&t per il 33% di Olimpia. Insomma, si parla di uno di quei pochi che in Italia i soldi li ha davvero. Ma che non ci pensa a metterli in gioco in progetti che non abbiano una prospettiva di crescita. E nei quali non ci sia piena libertà di movimento. «Non mi piacciono le concessioni», ripete Caltagirone ai suoi collaboratori. Anche per questo nel settore d’origine, l’immobiliare, Caltagirone investe e costruisce solo in aree già urbanizzate. Tenendosi invece alla larga dal comparto degli appalti.
Per le Generali, unico gruppo finanziario-assicurativo italiano di rango mondiale, alle prese con il problema della crescita, l’apertura del cda all’ingresso di industriali italiani «veri», che arrivano da Ovest, da Est, e pure dal Sud, potrebbe rivelarsi prezioso.