Quel recupero dei Navigli fa troppa acqua

È abbastanza discutibile come sul piano architettonico ed urbanistico le proposte nella nostra città vengano quasi ogni giorno presentate nelle maniere più diverse, o riscoprendo antiche soluzioni, o suggerendone di nuove o criticando le scelte già fatte e in atto o addirittura inventandone alcune che sono in completa antitesi con la città che vivremo tra qualche anno. La vecchia storia di chiudere il centro alle auto, fatto improponibile se non in termini di limitazione ed oggi in termini di pedaggio, viene posta come pre-condizione per il progetto di riportare alla luce l'intera cerchia dei navigli, coperti in un lungo lasso di tempo per i più svariati motivi addirittura cominciando nel 1857 e terminando nel 1981. Che esista una sorta di associazione chiamata «Amici dei Navigli» pensiamo sia una bellissima cosa, che sta ad indicare la passione per il passato, per le utopie, per una città diversa, e soprattutto con un pregio da riconoscere che è quello che esista un preciso gruppo di cittadini alla ricerca in una qualche maniera di migliorare la qualità della Milano del futuro. Ma se la famosa pre-condizione sta nel chiudere il passo alle auto, allora non ci siamo. E d'altra parte non ci siamo nemmeno sull'aspetto estetico di tutta l'operazione, perché un percorso d'acqua in una città richiede grandissimo senso civico, disponibilità da parte dei suoi abitanti al rispetto delle opere pubbliche, grande attenzione alla pulizia. Esiste tutto questo da parte dei milanesi nella loro globalità? Qualcuno avanza dei dubbi.