"Quel rigore a Pasadena: il mio vero incubo"

L’errore a Usa ’94 costò il titolo mondiale. Franco Baresi: "Non ho mai avuto rimorsi. Ebbi il coraggio di provarci. Poi il pianto fu un cedimento naturale"

Caro Franco Baresi, si ricorda delle lacrime di Pasadena?
«Certo e quell’episodio non si è mai trasformato in un rimorso. Anzi ne conservo un ricordo struggente: era l’ultima occasione per vincere qualcosa, sul campo, con la Nazionale (c’era in Spagna ma da riserva, ndr) e mi sfuggì. Col tempo la grande delusione si è attenuata ed è rimasta la piccola soddisfazione d’essere arrivato fino in fondo tra mille difficoltà».

Per giocare col Brasile, la finalissima del ’94, fu protagonista di una guarigione lampo...
«Mai avrei immaginato un recupero così veloce, poco più di 3 settimane dopo l’intervento di menisco. La squalifica di Costacurta in semifinale, aggiunta a quella di Tassotti, accelerò la decisione. Non sapevo in quali condizioni avrei giocato, Sacchi ebbe un coraggio da leone nello schierarmi. E alla fine fu una delle migliori prestazioni in azzurro».

Baresi in lacrime sulle spalle del dirigente Ranucci per il rigore sbagliato: cosa le capitò?
«Un cedimento naturalissimo di nervi dopo aver dato la vita in una partita disputata con un caldo impossibile e un tasso di umidità da manicomio: ebbi dei crampi durante i tempi supplementari, eppure non mi arresi come ciascuno dei miei compagni di avventura».

Si è mai perdonato quell’errore?
«Io ero uno specialista, nel Milan non ne sbagliavo tanti di rigori, mi feci avanti convinto e deciso perchè c’era bisogno di qualcuno che facesse coraggio alla truppa. Dopo di me sbagliarono anche Massaro e Baggio e ho sempre pensato che se avessi azzeccato il tiro, forse la finale sarebbe finita in modo diverso. Per molti mesi, quel rigore è stato un incubo».

C’è qualche affinità tra la Nazionale di Sacchi e questa di Lippi?
«Allora superammo montagne per raggiungere la finalissima. Lo stesso temperamento di acciaio hanno gli azzurri di Lippi. Il segreto è identico: la coesione del gruppo. Ricordate De Rossi, squalificato e rimasto in ritiro? Andò più o meno così con me, operato a New York e rimasto in ritiro nel New Jersey».

Chi è il Franco Baresi di oggi?
«Cannavaro. A dispetto dell’età è capace di esprimere personalità e carisma oltre che efficacia nel ruolo di grande responsabilità».

Italia-Brasile cosa rappresenta?
«Il derby del calcio mondiale. Sono due paesi con una cultura unica, hanno vinto 9 titoli mondiali, per le strade i bambini giocano al calcio naturalmente».

Senza Kakà da una parte e Gattuso dall’altra che sfida sarà?
«Sarà un peccato perchè me lo immaginavo io Gattuso ringhiare sulle caviglie di Riki, senza sconti. Un peccato per lo spettacolo, mancherà qualcosa ma resterà comunque una sfida affascinante».

È possibile identificare in Pato l’erede prossimo di Kakà?
«All’inizio era timido come un pulcino, adesso è cresciuto nel fisico e nell’efficacia, è strepitoso in talune accelerazioni, ha qualità prodigiose ma è meglio evitare paragoni con Kakà. Riccardino è super».

Se l’aspettava il figurone di Beckham?
«Lui ha messo del suo: intelligenza, umiltà, disponibilità nei confronti della squadra. Al resto ha provveduto il bagaglio tecnico, discusso da una critica superficiale. Come poteva essere diventato un vecchio scarpone uno che aveva giocato fino a qualche mese prima nel Real Madrid?».

Caro Baresi, dica la verità: l’ultimo Milan le provoca qualche stranguglione?
«È un vero peccato, sta buttando via dalla finestra una serie di grandi opportunità. Io trovo nelle sue prove contro le piccole un paio di difetti insopportabili: la fretta con cui si lancia all’attacco per trovare il gol, deve avere più pazienza, e poi gli spazi concessi all’altrui contropiede. Contro la Reggina a San Siro non devi subire gol: questa dovrebbe essere una regola».

Ronaldinho sarà capace di sopperire all’assenza di Kakà?
«Dinho può ancora sbalordire ma deve sentire la fiducia della squadra oltre che l’entusiasmo del pubblico, altrimenti si lascia andare e da vitamina per il Milan diventa una boa».

Che derby sarà quello prossimo?
«L’Inter soffre il Milan: affrontarlo senza Kakà sarà un aiuto per Mourinho e soci».

A proposito condivide chi accosta il portoghese a Sacchi?
«Piano con i paragoni. È cambiato tutto dagli anni di Arrigo. Certo rivincere non è facile. Ma aspettiamo a metterlo sul piedistallo».