Quel ritratto dell’Italia risorgimentale ha il tocco raffinato di Luchino Visconti

La metà degli anni Cinquanta segnò, per il cinema italiano, un momento discriminante: dalla stagione del neorealismo si passò al periodo del realismo tout court. In particolare, il film di Luchino Visconti Senso (1954) costituì lo spartiacque tra un cinema ispirato a temi di grave impatto sociale a un altro variamente articolato su personaggi di ascendenza letteraria e borghese. Infatti Senso, desunto da un noto racconto di Arrigo Boito, stempera in un'evocazione chiaroscurale tra dramma e melodramma l'amore proibito della contessa Serpieri (un'intensa Alida Valli) per un infido ufficiale austriaco. Il tutto calato nel momento declinante della dominazione austro-ungarica nell'Italia della seconda metà dell'Ottocento. Qui, Visconti modula con tutta la sua sensibilità espressiva una storia allusiva altresì dello sfacelo morale del mondo aristocratico, per approdare a un accorato compianto della rivoluzione incompiuta del Risorgimento.

SENSO - Dolmen (due dischi)