Quel «sì» alle adozioni gay mette i cattolici nell’angolo

Gran Bretagna, ex patria del liberalismo: dal gay pride al gay power? Vediamo. È bene ricordare che il termine gay non ha niente a che vedere con la parola inglese che significa «gaio, gioioso» ma è un acronimo delle iniziali di Good As You, cioè «valgo quanto te», rivendicazione di uguaglianza che oggi rischia seriamente di rovesciarsi nel suo contrario: «Valgo più di te». L’arroganza con cui certi testimonial del «movimento» danno addosso soprattutto (anzi, esclusivamente) ai cattolici può trasformare l’iniziale simpatia verso una minoranza che si riteneva discriminata in una sorda, ancorché tacita, antipatia; specie quando la minoranza si fa lobby in grado di condizionare l’intero Occidente.
Veniamo all’Inghilterra, dove le agenzie che si occupano di adozioni sono state obbligate per legge ad affidare i piccoli alle coppie omosessuali che ne facciano richiesta. Questo, in presunto omaggio alla dichiarazione sui diritti «umani» di Bruxelles del 2 giugno 2005. Il ministro per le Comunità, la cattolica Ruth Kelly, ha cercato di esentare le agenzie cattoliche ma è stata messa in minoranza nel Gabinetto e pesantemente attaccata dalla stampa di sinistra, che non ha esitato a riesumare tutti i preistorici pregiudizi britannici sui «papisti». In effetti in Inghilterra la discriminazione ai danni dei cattolici è cessata ufficialmente solo nell’Ottocento. Molto più veloce, come si vede, è stato il governo di Sua Maestà rispetto agli omosessuali. In Gran Bretagna ci sono altre minoranze che non hanno ancora la cultura adatta per dotarsi di agenzie di adozione. Gli islamici e gli ebrei, per esempio. I quali hanno sulle adozioni ai gay le stesse idee dei cattolici. E non sono pochi i protestanti che tali idee condividono. Quasi sicuramente le agenzie cattoliche di adozione saranno costrette a chiudere per obiezione di coscienza. In tal caso, dal momento che sono una bella quota del totale, ci sarà da vedere quanti resteranno a offrire il servizio.
Ma quel che più salta agli occhi è l’inversione totale che il pensiero liberal sta imprimendo al liberalismo. Ognuno ha il diritto di vivere come vuole, sì; tranne alcuni. Gli omosessuali hanno diritto ad adottare bambini ma un orfanotrofio retto da suore non ha il corrispondente diritto di affidare i suoi protetti a chi gli pare. Non c’è Stato che non abbia leggi che circondano l’adottando di ogni cura. I richiedenti devono offrire mille garanzie ed avere i giusti requisiti. Ora, secondo i cattolici, gli omosessuali non hanno tutti i requisiti. Ed è singolare il silenzio imbarazzato degli psicologi infantili, i quali per secoli ci hanno assordato con l’importanza di genitori etero per la corretta identificazione sessuale del pargolo ed ora si voltano dall’altra parte per non perdere il posto. La democrazia, ahimè, sta diventando il diritto del più forte. E noi stiamo a guardare.