«Quel Sacro Telo risale ai tempi di Gesù»

Il chimico americano Raymond Rogers aveva confutato la veridicità dell’immagine di Cristo, ma poi si è ricreduto

da Milano

Rialzare il velo sul lenzuolo più venerato del mondo cristiano appartiene alla sfera dell’utopia o della realtà? Una reliquia – quella della Sacra Sindone – che rappresenta ancora oggi il coagulo di tre dimensioni apparentemente inconciliabili: scienza, fede e storia. A rimettere mano al «lembo» scientifico è stato un recente studio del chimico americano Raymond Rogers che, nel febbraio scorso, ha pubblicato i risultati delle sue analisi sulla rivista Termochimica Acta.
Un articolo che reillumina il mistero sostenendo che «la sacra Sindone di Torino è un reperto estremamente antico e non un falso di origine medievale». Ma forse – più che la notizia in sé – è la modalità con cui Rogers (inizialmente scettico sul fatto che il volto impresso sulla Sindone fosse quello di Cristo) è giunto a tale conclusione.
Soffermiamoci sulle dichiarazioni rilasciate a suo tempo dallo studioso americano all’Associated Press: «La chimica dice che era un vero sudario, che le macchie di sangue su di esso sono di vero sangue, e che la tecnologia impiegata per realizzare il tessuto era esattamente quella descritta da Plinio il Vecchio alla sua epoca, intorno al 70 d.C.».
«Non posso smentire che sia stato il sudario che avvolse il corpo di Cristo, – aggiunge Rogers – ma posso affermare che l’età del sacro telo è compatibile con l’epoca in cui visse Gesù».
Ma qual è il dato scientifico più significativo? A questa domanda Rogers ha risposto sostenendo che «la Sindone ha 1300-3000 anni ed è quindi molto più antica dell’epoca medievale, come avevano concluso le analisi al radiocarbonio compiute negli anni ’80».
Rogers afferma che la datazione al radiocarbonio sul presunto sudario che avrebbe avvolto Gesù è assolutamente valida, ma è stata fatta su un frammento delle dimensioni di un francobollo che era stato cucito sul tessuto per una riparazione dopo uno degli incendi che ha subito, il primo dei quali in Francia nel 1357.
«Siamo sicuri che quel frammento non è parte dell’originale», ha scritto Rogers osservando che la «toppa contiene fibre di cotone mentre il resto della Sindone è di puro lino». L’ «errore» della ricerca del 1988 sarebbe insomma riconducibile all’uso di un «campione sbagliato»; esso sarebbe stato prelevato da una pezza medioevale usata per riparare il lenzuolo originale dai danni dovuti a un incendio. Il sudario, in lino, è stato infatti aggredito dal fuoco diverse volte, da quando la sua esistenza è stata registrata in Francia nel 1357. In particolare fu coinvolto in un incendio nel 1532. Fu allora riparato da alcune suore che rammendarono i buchi e cucirono il lenzuolo ad un materiale di rinforzo conosciuto come tela olandese. La ricerca di Rogers ha inoltre dimostrato la presenza di una sostanza chimica chiamata vanillina nel campione e nella tela olandese, ma non nel resto del sudario. La vanillina è prodotta dalla decomposizione termica della lignina, un composto chimico che si trova in alcune piante come il lino; con il tempo essa scompare e dunque la sua presenza o no in un materiale ne permette la datazione.
«Il fatto che la vanillina non sia stata trovata nelle fibre del sudario indica che il lenzuolo è abbastanza antico - dichiara Rogers -. E uno studio della cinetica della perdita di vanillina suggerisce che esso dovrebbe avere dai 1.300 ai 3.000 anni».
Nella ricerca del 1988, gli scienziati di tre università avevano concluso che il sudario risaliva invece ad un periodo compreso tra il 1260 e il 1390. Ciò aveva portato alla conclusione che non potesse essere il lenzuolo in cui era stato avvolto il corpo di Gesù per la sua sepoltura. Un dubbio che non ha mai sfiorato chi – davanti a quell’impalpabile impronta della Sindone – ha avvertito solo l’impulso di piangere. E di pregare.