Quel salto fuori dall’arena Il toro si ribella alla corrida

Quesero esta muerto. Que viva Quesero. «Quesero» è il nome del toro che, l’altro ieri, ha fatto parlare di sé tutto il mondo. Le immagini della sua ribellione, mostrate in un video che ha girato tutto il Web, hanno suscitato l’apprensione di chi ha visto questa montagna di muscoli saltare le transenne dell’arena e distribuire cornate a dritta e manca. Apprensione e paura perché, come poi si è verificato, era chiaro, dalle stesse brevi immagini girate, che ci sarebbero stati diversi feriti o morti. Il panico e la calca hanno fatto più danni delle cornate di Quesero. Il conto finale di questa corrida mai iniziata è stato di trenta feriti, di cui tre sono stati ricoverati in ospedale. Tra questi un bambino di dieci anni, schiacciato durante la fuga, risulta in gravi condizioni.
Pare che Quesero, già in forse nella sua partecipazione alla corrida per «scarso rendimento», si fosse ferito, colpendo il muro dell’arena con una testata. Dal corno usciva abbondante sangue e gli organizzatori hanno così deciso di risparmiarlo per la prossima volta, avviandolo lungo il corridoio che porta fuori dall’arena. A questo punto cinque tonnellate di muscoli hanno infranto la transenna che separa la plaza dagli spettatori. Dopo un minuto interminabile di terrore, che ha colto la folla, un ex torero ha afferrato Quesero per la coda, permettendo ai suoi colleghi di sopraffarlo. Portato via dall’arena il toro è poi stato abbattuto con la caratteristica spada usata dal torero nel «tercio de muleta» quando il povero animale, sfiancato dalle lance dei picador e dalle banderillas conficcate nel dorso, abbassa la testa offrendo il punto attraverso il quale arrivare agevolmente al cuore.
Tutto questo è accaduto ieri l’altro a Tafalla, piccolo paese della Navarra spagnola. L’episodio riporta alla mente le immagini dell’incidente che si è si è verificato lo scorso maggio durante uno spettacolo all’arena Las Ventas di Madrid, dove il popolare matador Julio Aparicio è stato trafitto alla gola da una cornata, sotto gli occhi di centinaia di spettatori terrorizzati. Il colpo ha perforato la mandibola del torero, sfiorandogli l’aorta, ma l’uomo si è salvato.
La morte o il ferimento del torero è un evento previsto, in questo spettacolo violento e sanguinario che, per fortuna, sta cedendo sotto i colpi del buon senso e della civiltà degli stessi spagnoli, ormai stanchi di essere additati, dal mondo intero, come antesignani di una tradizione che affonda le sue radici nella storia dei gladiatori e delle belve che combattevano nel Colosseo.
Nel gennaio di quest’anno, a Sampues in Colombia (uno dei pochi Paesi che permettono ancora lo svolgimento della corrida) il giovane torero Walter Perdomo, di 34 anni, è stato incornato tre volte da un toro. Una cornata trapassa il fegato e il giovane viene portato fuori dall’arena ormai esamine. Il pubblico lo omaggia di un lungo applauso, mentre il «colpevole» si dice abbia fatto un orribile fine, linciato dai parenti del torero.
Sono numerosi i toreri trafitti dalle corna. Uno dei più famosi negli anni ’20, Belmonte, fu trafitto più di 50 volte. Dei cento toreri più famosi dal 1700 a oggi, una quarantina sono morti nell’arena. Cifre irrisorie se confrontate con i 3000 tori torturati e uccisi, ogni anno, solo nelle plazas spagnole. Certo, la vita umana ha un valore diverso, ma qui non è il toro che se la va a cercare, quindi lasciateci un po' di simpatia per Quesero, il toro che ha cercato la morte da animale «libero».