Quel silenzio che circonda i grandi disastri sociali in Cina

Secondo statistiche ufficiali diffuse qualche giorno fa dalla Xinhua, l'agenzia di stampa del governo di Pechino, nei primi nove mesi di quest'anno 4.228 minatori hanno perso la vita in Cina a seguito di incidenti accaduti nelle miniere di carbone. Nel corso del 2004 le vittime dichiarate di tali incidenti (esplosioni, allagamenti, frane ecc.) furono circa 6mila. Secondo fonti non ufficiali questi dati sono molto inferiori alla realtà, e c'è chi stima che in quel medesimo 2004 l'estrazione di carbone sia costata ai cinesi circa 20mila morti.
Ci si può immaginare quali reazioni una notizia del genere avrebbe suscitato, e giustamente, se avesse ad esempio riguardato le miniere del Sudafrica dei tempi dell'apartheid. Nel caso della Cina di oggi, invece, l'eco di tali notizie è quasi nullo. Nessuno infatti dei due grandi motori del «mass media system» internazionale, da un lato i grandi gruppi industriali-finanziari e dall'altro l'intellighenzija progressista, ha interesse a sollevare il velo sui drammatici retroscena sociali del cosiddetto miracolo cinese: i primi per la convenienza che hanno a investire in Cina a occhi chiusi, e la seconda perché non saprebbe giustificare come il sacrosanto esperimento rivoluzionario del presidente Mao sia sfociato in una situazione analoga, anzi peggiore di quella della Gran Bretagna dell'epoca di Charles Dickens. D'altro canto l'ecatombe dei minatori non è niente rispetto a un dato che nessuna statistica ufficiale rileverà mai, ma che invece non è difficile stimare: le conseguenze della totale mancanza di assistenza medica nelle campagne della Cina.
Fuori delle città non esiste in Cina niente di paragonabile nemmeno al nostro storico sistema dei medici condotti. Ci sono soltanto dei dispensari tenuti da infermieri pratici, il prezzo della cui visita, pari a un euro, è comunque insostenibile per la maggior parte dei contadini. Inoltre non esiste un vero sistema di ambulanze, la rete di trasporto pubblico è esigua e ovviamente l'automobile è un bene rarissimo. Raggiungere il primo livello del sistema sanitario nazionale, ovvero gli ospedali situati nelle città capoluogo di distretto, distanti decine e decine di chilometri dalla maggior parte dei villaggi, diventa perciò un'impresa impossibile per la gente comune. Ogni anno per questo motivo qualche milione di malati acuti e di feriti in incidenti muore semplicemente per mancanza di cure. Su queste cose non si deve tacere: siccome il regime cinese tiene molto alla sua immagine internazionale, insistere sull'abissale ingiustizia sociale come pure sulle enormi violazioni dei diritti umani che caratterizzano la Cina di oggi è importante e doveroso.