«Quel soldato morente rivide la madre: non ho dimenticato il suo grido di gioia»

Con Henry Allingham, che ha quasi 112 anni, e Bill Stone, che ne ha «solo» 108, è uno dei tre reduci inglesi della prima guerra mondiale. Ma a Harry Patch, 110 anni il prossimo 17 giugno, è toccato un destino speciale: è l’ultimo superstite su entrambi i fronti della spaventosa guerra di posizione combattuta da contrapposte trincee lungo il fronte occidentale che andava dal Belgio fino al confine svizzero. Combatté in Francia e in Belgio dal giugno al dicembre 1917, quando tornò in Inghilterra ferito. Fino all’età di cento anni ha rifiutato di dire anche solo una parola sulla guerra, poi ha accettato di diventarne un testimone, assai lucido e critico, per le generazioni più giovani. «Chiunque dei miei compagni di allora potrebbe essere al mio posto - dice con modestia -. A milioni vennero a combattere nelle trincee e trovo incredibile che sia toccato proprio a me di essere l’ultimo sopravvissuto, di poter raccontare».
I ricordi di guerra di Patch sono stati raccolti in un libro («The Last Tommy») che ne ha fatto a 109 anni il più anziano autore di tutti i tempi. Vi si parla di stragi insensate («la guerra - ha detto lo scorso anno quando è tornato sul campo di battaglia di Passchendaele, in Belgio - è una strage calcolata e condonata di esseri umani»), del tormento dell’umidità e soprattutto dei pidocchi onnipresenti nelle trincee. Ma il suo ricordo più toccante è quello di un addio: «Inciampai in questo ragazzo morente, squarciato da una spalla al ventre da una scheggia. "Uccidimi", mi supplicò. Prima che potessi decidere cosa fare era già morto. Riuscì a pronunciare una sola parola, "madre". Non era un grido di disperazione, ma di sorpresa e di gioia. Sono certo che sua madre lo stava accogliendo nell’altro mondo e che lui lo sapeva. Non ho mai dimenticato quel grido e da allora so che la morte non è la fine».