Quel Sud «questione nazionale» mette d’accordo Fini e Tremonti

IDEE Il ministro: «Con un emendamento in Finanziaria agevolazioni sul capitale per il Meridione»

Scansa bruscamente i giornalisti. S’innervosisce con un cameraman troppo pressante: «Te lo devo dire in tedesco di non rompere le palle?». Ma con Giulio Tremonti invece il presidente della Camera, sorpresa, fila d’amore e d’accordo. Miracolo a Capri, dove al convegno dei giovani industriali gli eterni duellanti stavolta flirtano sul Sud. «Bisogna stabilire un incremento costante nelle prossime dieci Finanziarie per tutte le eccellenze del Mezzogiorno», propone Gianfranco Fini. «Un’idea straordinaria - rilancia il ministro dell’Economia -, può essere un motore di sviluppo. Aumentare le risorse è possibile. Il divario tra le due parti del Paese è diventato inaccettabile». Dal canto suo, Renato Schifani istituzionalmente approva: «Passiamo dai dibattiti ai fatti. Se non cresce il Sud, non cresce l’Italia».
È scoppiata la pace? «Lo Stato deve fare lo Stato - risponde Tremonti - e con Gianfranco non c’è alcun duello ma un dialogo. Io condivido quello che ha detto al congresso fondatore del Pdl». E condivide, a quanto pare, anche i provvedimenti da prendere per il Sud. È Fini a chiamarlo in causa direttamente. «Faccio una proposta a Tremonti che è qui presente ma anche a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione. Fissiamo un incremento costante per i prossimi otto-dieci anni a favore delle eccellenze tecnico-scientifiche, in ragione delle risorse generali. Individuiamo una sorta di piattaforma, di avamposto logistico per favorire centri tecnologici. Il Mezzogiorno sia una questione nazionale, al di là degli schieramenti, e diventi un polo di riferimento per la ricerca nel Mediterraneo».
E dal palco di Capri, Tremonti pronuncia quasi le stesse parole. «Fini ha ragione, il Mezzogiorno è una questione nazionale, non regionale». È arrivato il momento «di cominciare a ragionare in modo diverso: l’Italia è un grande Paese, ma è duale e nella sua media c’è una parte che ha di più e una che ha troppo di meno». Non si tratta, spiega, di fare del neo-meridionalismo, ma di guardare in faccia la realtà. «Il Paese è in debito con il Sud e occorre rifletterci seriamente, non gli ascari politici. Non possiamo tollerare che l’Italia si divida per effetto di una sempre crescente dualità. Dobbiamo lavorare per eliminare questo fattore di spaccatura che alla fine diventerà di distruzione complessiva».
Sul come intervenire, anche il ministro dell’Economia ha un’idea: introdurre delle agevolazioni fiscali nel disegno di legge che accompagna la manovra. «Se in Parlamento la riduzione, dall’attuale 12,5 al cinque per cento, dell’aliquota sui capitali depositati in banca che vengono investiti al Sud diventasse un emendamento alla Finanziaria, credo che sarebbe una cosa nell’interesse non solo del Meridione ma dell’intero Paese». E ancora: «Fini ha detto che nel Mediterraneo è centrale la posizione dell’Italia e del Sud. Ebbene, è esattamente questo il punto fondamentale perché noi dobbiamo rispettare il mondo che c’è intorno».
La padrona di casa torna intanto a chiedere una riduzione del peso fiscale sulle imprese, nonostante il recente no di Tremonti. «La politica degli sgravi fiscali - sostiene Emma Marcegaglia - può conciliarsi con quella del rigore, purché si provveda a un severo taglio della spesa pubblica improduttiva». Alla politica Confindustria chiede soprattutto normalità: «Questo Paese ha bisogno di tornare ad essere serio. È il momento di scelte importanti, la crisi impone riforme impopolari, anche difficili, e servono tutti gli sforzi possibili per non rimanere ancora indietro. Dobbiamo lavorare tutti insieme perché ci giochiamo il futuro del Paese».