Quel teste manovrato per incastrare il Cavaliere

I pm di Palermo andavano a caccia di accuse contro Berlusconi e Dell’Utri prima che i colleghi di Firenze, in queste ultime settimane, trasmettessero loro i verbali del superkiller, aspirante pentito, Gaspare Spatuzza. Anzi, ben prima che lo stesso Spatuzza aprisse bocca, visto che il mafioso palermitano parla dall’estate 2008, mentre loro già in primavera cercavano di porre domande mirate sul premier e sul senatore Pdl al collaboratore di giustizia di turno. Anche se lo stavano ascoltando per altre vicende.
La storia di questo tentato interrogatorio, che lui stesso definisce «anomalo», avente come obiettivo il Cavaliere e Dell’Utri, l’ha racconta non un testimone qualsiasi ma Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco del sacco di Palermo che sta riempiendo verbali su verbali raccontando la sua verità sulla trattativa tra Stato e mafia per fermare le stragi del ’92. E l’ha raccontata non a giornali e tv, ma ad altri giudici, durante la pubblica udienza di un processo per mafia. Una rivelazione pesantissima, quella di Massimo Ciancimino. Passata stranamente sotto silenzio lo scorso 2 maggio, quando il figlio minore dell’ex sindaco l’ha denunciata in un’aula di giustizia.
Questo il film di quel tentato interrogatorio a tema Berlusconi&C. Siamo nella primavera del 2008. Massimo Ciancimino collabora già da un po’ con la procura di Caltanissetta. Ma anche Palermo, in relazione al reato per il quale lui è imputato (e poi anche condannato, ndr), il riciclaggio del tesoro del padre (per l’esattezza il trasferimento fraudolento dei valori), vuole ascoltarlo. «Ero stato invitato per un interrogatorio da parte dei pm dottoressa Roberta Buzzolani, dottoressa Lia Sava, e da parte dell’aggiunto dottor Pignatone - racconta Ciancimino junior ai giudici - ma per strategie processuali suggeritemi dai miei legali si era deciso a monte di non dover rispondere... ci siamo recati al tribunale, abbiamo manifestato la volontà di non rispondere - esiste verbale, comunque - alle domande. Dopodiché alla fine mi è stato letto le domande che sarebbero volute... che avrebbero voluto fare all’interno di quell’interrogatorio, allorché il mio legale, avvocato Eugenio Dominici, ritenendo il tipo di procedura anomala», diede lo stop. Anomala la procedura, e anche «il tipo di domande - precisa Ciancimino - che riguardavano una presunta amicizia tra mio padre e l’esponente di Forza Italia Marcello Dell’Utri, la conoscenza tra... mia diretta su un assegno che era stato dato dall’allora... allora costruttore, imprenditore, presidente Berlusconi per sponsorizzare il tesseramento della Dc, i presunti rapporti tra... e la presunta trattativa tra me e i carabinieri».
Già questo basterebbe. Ma non è neanche tutto. Sì, perché viene allegato al verbale di interrogatorio un pizzino, giusto per usare il gergo caro ai mafiosi: un biglietto con le domande cui il figlio dell’ex sindaco si era rifiutato di rispondere. È lo stesso Ciancimino a raccontarlo: «L’anomalia - dice riferendosi all’interrogatorio - era un giudizio mio e anche condiviso dal mio legale, in quanto trovava anomala la procedura che prima mi si chiedesse se intendevo rispondere o meno e dopo si dava la lettura delle domande che avrebbero voluto farmi, infatti poi sono state spillate insieme all’interrogatorio». Un promemoria. Da ripassare magari dopo l’arresto. Sì, perché Ciancimino finisce arrestato giusto poche settimane dopo. Il 6 giugno.