Quel vertice «segreto» Loiero-Calderoli

Fausto Taverniti*

Se si può comprendere il silenzio istituzionale del ministro per le Riforme, Roberto Calderoli, sull’incontro «segreto» con il Presidente della Regione Calabria, non si giustifica, invece, la posizione di chi sa che quell’incontro c’è stato così come sa dell’invito disatteso all’incontro «istituzionale» nella sede del Comune di Reggio Calabria con il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ma pur di negare tutto arriva alle offese pubbliche al ministro Calderoli e ad attacchi strumentali nei confronti del Coordinatore regionale di An, Giovanni Dima e del Sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, che hanno detto tutta la verità.
La macchina mediatica della Regione, attiva a fior di quattrini, ha poi costruito anche con l’ausilio di foto senza alcun dubbio veritiere, la «sua» mezza verità. Il ministro Calderoli e il sottosegretario Aldo Brancher, nelle giornate successive al Devolution day di Reggio Calabria, hanno avuto ben altri impegni ed incontri di diverso livello, sulle riforme da consegnare al Paese, per scendere ad occuparsi di un particolare che solo in Calabria ha ottenuto le prime pagine ma sul quale oltre il Pollino si è, giustamente, persa l’eco. Il loro silenzio vale in realtà molto più di una qualunque altra smentita.
Ha visto, quindi, bene il coordinatore regionale di An circa l'evidente contraddizione di chi ha tentato di confondere le carte.
A nessuno ora più importa, forse anche in Calabria, se quell’incontro si è tenuto o meno.
Rimangono però tutti i dubbi sulle motivazioni che hanno portato la Regione Calabria a «segretare» l’incontro. Così come i dubbi sullo strano «silenzio stampa» successivo, anche quando il centrodestra, con Giovanni Dima, con il coordinatore reggino di Forza Italia Nino Foti e con chi non ha ceduto la propria «penna» al momentaneo padrone, ha denunciato il tentativo da parte del centrosinistra di svilire in Calabria il dibattito sulle Riforme. Motivando e controbattendo con dovizie di argomentazioni sul fatto che «il federalismo riguarda tutto il Paese, salvaguarda l’unità nazionale e non è contro il Mezzogiorno».
Su questo si sono voluti spegnere troppo in fretta i riflettori, perché qualcuno è davvero in Calabria, ora, preoccupato: la riforma in senso federale che la Casa delle Libertà sta portando a compimento in Parlamento recupera infatti molti errori che il centrosinistra ha compiuto nel varare un suo progetto, quello sì davvero rischioso per il Mezzogiorno e per il Paese. Voluto dalla sinistra a colpi di maggioranza, senza quel confronto che oggi consente di evidenziare posizioni differenti e votato anche da chi, prima ancora di scoprirsi paladini della Calabria, avrebbero potuto anche in passato tentare di contribuire a migliorarlo.
Ci ha dovuto pensare la Casa delle Libertà ad introdurre quei meccanismi di sostegno «solidale» che oggi caratterizzano la nuova riforma in senso federale dello Stato.
Quell’urlo dal Pala Pentimele «viva l’Italia, viva il Mezzogiorno» lanciato dal ministro Calderoli ha spiazzato i veri nemici del Sud, sempre gli stessi personaggi che nel vecchio centro e nella sinistra hanno in passato tacitamente consentito il declino del vivere sociale, dei servizi e della occupazione.
Non possiamo perdere questa altra occasione per smascherarli ed isolarli cogliendo, invece, l’opportunità di un disegno innovativo e straordinario per lo sviluppo e l’equilibrio stabile dell’intero Paese.
*ex portavoce della Regione Calabria