Quel viaggio sotto scorta della fiaccola

Dopo Genova e Bologna, fermata anche a Cremona. Lo sport in balìa degli autonomi

Ultime notizie dal fronte dei rivoluzionari nostrani: hanno bloccato il passaggio della fiaccola olimpica a Cremona e insultato Vialli. Lo stesso avevano fatto a Bologna: deriso Morandi. E prima ancora in altri siti contro illustri personaggi. Si prevedono repliche fino all’accensione del braciere a Torino. Immagini di giornata: il tedoforo viene protetto da cordoni di polizia in assetto di guerriglia: sembra un detenuto trasferito, di corsa appunto, verso il gabbio, trema la fiamma ma trema anche il braccio che la porta, non è semplice emozione, piuttosto paura. Nella vicenda si agitano gli autonomi, trattasi di contestatori di tendenza, roba da spot parapolitico: no tav, no coca, non fiac-cola dovrei a questo punto aggiungere. Affiancati dai soliti noti della politicanza nostrana si muovono da ogni dove contro le bollicine assassine, la battaglia è un buon veicolo per farsi riconoscere, anche se il passamontagna e la fuga fanno parte dell’addobbo e del repertorio di movimento. I giochi invernali dell’Olimpiade sono un semplice pretesto ma per questo ideale: si scende in piazza per protestare a prescindere, si usa lo sport, qualunque esso sia, in curva o in strada, urlando la propria autonomia da tutto, anche dall’educazione civica, materia di studio in via di estinzione come la foca monaca e l’orso marsicano. Se ne parla nel resto del mondo; l’Italia, quando vuole, sa farsi riconoscere per questi accadimenti, la nostra banlieu attacca fiaccola e tedoforo simboli non della pace e dello sport, dell’unione e della lealtà ma della morte e della corruzione, con gli americani bersaglio facile, mobile, onnipresente. È la tesi illustrata tra una sassaiola e l’altra. Il manipolo marcia su Torino, urlando contro la coca. La Cola, ovviamente. Esclusivamente. Alla prossima.