Quel viaggio sulla papamobile con gli occhiali da sole

da Roma

Occhiali neri e macchina decapottabile, come una star. E infatti dietro le transenne turisti e Papa-boys impazziscono. Impazzisce pure il traffico. Roma è bloccata mentre il corteo di auto lascia il Vaticano. Prima tappa dopo cento metri, alla fine di Piazza San Pietro, dove aspetta una delegazione del governo guidata da Fini e Letta. Seconda tappa a Piazza Venezia, dove Walter Veltroni saluta il Pontefice a nome della città. Due minuti e via verso il Quirinale: la Mercedes nera, targata Scv 1, viene presa in consegna da uno squadrone di dodici corazzieri a cavallo e condotta sul Colle.
Il saluto con il capo dello Stato, gli inni, la bandiera giallo-bianca che sale sul pennone, un sole spietato. Nonostante il caldo soffocante, Ratzinger e Ciampi s’inerpicano in maniera abbastanza disinvolta per lo scalone che porta al piano nobile. Sono le undici e il Papa è tornato nel Palazzo dei Papi. L’ultimo ad abitarlo fu Pio IX, estromesso nel 1870 dopo la breccia di Porta Pia, ma la storia dell’edificio è molto più antica: il nome viene dal dio Quirino, al quale i Romani dedicarono quassù un tempio nel IV secolo avanti Cristo.
Ad aspettare il Pontefice ci sono tutte le più alte cariche della Repubblica, i presidenti di Camera e Senato, il premier Berlusconi, gli ex capi di Stato, quasi tutto il governo. L’afa è opprimente, Benedetto XVI ha già usato una decina di fazzoletti per asciugarsi la fronte. «Santità, forse nella sua Monaco non fa così caldo...», dice Francesco Cossiga. «Sono giornate terribili - risponde - mi hanno detto che a Bolzano ci sono più di trenta gradi».
Dopo le presentazioni, il giro turistico, simile a quello che i normali cittadini possono fare durante i giorni di apertura al pubblico. Il presidente fa da Cicerone e, insieme al professor Louis Godart, consigliere per la conservazione del patrimonio artistico, illustra a Benedetto XVI arazzi, sale, quadri, mobili. Il Pontefice osserva con molta attenzione e, all’ennesimo capolavoro che gli mostrano, butta lì una domanda vagamente maliziosa: «Anche questo era dei Papi?». «No, Santità - risponde il professor Godart - questo è stato acquisito dopo il 1870». Si arriva nella Sala degli Scrigni. «Ecco, qui il presidente tiene chiusi i suoi tesori...», dice il cardinale Angelo Sodano. E il Papa: «Oggi non riuscirebbe a pagare tutto questo bellissimo lavoro». Oggetti che, dice Ciampi, il Quirinale cerca di mantenere al meglio: «Avendo fatto degli studi classici, ho conservato l’amore per l’arte e la passione di restituire il loro aspetto originario e di conservare questi beni così preziosi».
Alle 11,20 Ciampi conduce Ratzinger nel suo studio alla Vetrata per il colloquio privato. Una pausa gradita: Benedetto XVI tira un sospiro, si rifocilla con un bicchiere d’acqua e scambia qualche battuta informale con il capo dello Stato. Riescono una mezz’ora più tardi. C’è lo scambio di doni: per il capo dello Stato un mosaico con la Madonna con Bambino della scuola vaticana, per il Pontefice un prezioso volume sulla storia del Quirinale e una moneta d’oro. C’è poi la «camera con vista», l’affaccio sul cupolone di San Pietro. «Bello visto da qui, no?», commenta Ciampi. E ci sono i discorsi ufficiali, nel Salone dei Corazzieri.
È quasi l’una quando il Papa lascia il palazzo. La scorta lo segue correndo, lui è in piedi sulla macchina scoperta e saluta la gente in attesa. Fino al Vaticano, per Benedetto XVI un altro bagno di calore e di folla.

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