Quell’accordo mai rispettato

Il patto di sindacato della Milano Mare è stato firmato da Provincia, Comune e Camera di Commercio il 2 novembre 2004. Passati 10 mesi il documento appare già carta straccia. Un accordo siglato da Palazzo Marino e Palazzo Isimbardi dopo il cambio di maggioranza seguito alle elezioni provinciali. «Intesa tra galantuomini», si disse, con cui sistemare alcuni problemi relativi allo statuto della Spa. Quello del blocco dei privati al 40 per cento delle azioni, il diritto di prelazione tra i soci e l’azzeramento del Cda. Penati, dopo le modifiche, ha però cambiato idea. «Per timore che la Serravalle potesse finire nelle mani dei privati» ha comprato da Marcellino Gavio, socio privato, il 12 per cento delle azioni (238 milioni di euro). L’unico che aveva la possibilità concreta di scalare la società, dopo l’eliminazione del blocco al 40% delle azioni previsto dallo statuto. E nel patto di sindacato, al capitolo tre.quattro («Cariche sociali») il primo punto prevede proprio la nomina del presidente della Milano Mare a carico del Comune. Nomina che ora Penati rivendica per sé stracciando, di fatto, gli accordi presi 10 mesi fa.