Quell’albergo in balia della burocrazia

Ho letto l'articolo sul Grand Hotel di Savignone scritto da Paolo Bertuccio e credo che i titolari, tramite la Federalberghi, Confommercio ed altre associazioni di categoria dovrebbero fare pressioni sulle «mitiche» autorità competenti affinché vengano seguite le stesse normative in vigore in altri paesi europei per le dimore storiche, antiche strutture alberghiere che devono mantenere le loro caratteristiche originarie e cito i castelli della Loira, alberghi a Landau e Bregenz sul lago di Costanza e poi un albergo dove ho passato tre notti di recente e cioè il «Metropole Hotel» di Bruxelles dove si respira un'atmosfera da seconda metà Ottocento con il motto rivolto ai clienti che lasciano al banco i loro documenti: «Entrez dans la lègend»
Come è avvenuta nel 2002 la ristrutturazione completa dell'Hotel che però mantiene tutte le caratteristiche originarie? Con un progetto di ristrutturazione approvato da uno «Sportello Unico» per cui le Belle Arti, Asl, Vigili del Fuoco etc. etc hanno dovuto consentire delle deroghe architettoniche purché le norme sanitarie di sicurezza fossero garantite.
Da noi tutti si riempiono la bocca di «Europa», ed allora occorre superare le norme regionali del 1983 anche se la legislazione nazionale dovrebbe prevalere sulla legislazione locale.
In Italia invece la Asl va per la sua strada per cui un castello-dimora od uno Sheraton sono la stessa cosa, le Belle Arti vanno per la loro strada, i Vigili del Fuoco pure e senza uno «Sportello Unico» per gli edifici storici, tanti alberghi italiani faranno la fine del Grand Hotel di San Pellegrino Terme, in completo abbandono per la felicità della locale «popolazione murina».
Quanto alla multa annuale la Asl dovrebbe o far chiudere la struttura se l'Igiene non è garantita non solo formalmente ma nella sostanza, oppure proporre alle «Belle Arti» una possibile soluzione che salvaguardi le regole igienico-sanitarie ma tenga conto che si tratta di un edificio storico.
Mi auguro comunque che la Asl controlli con altrettanta efficienza gli scantinati di vari ospedali liguri dove la presenza di topi non tiene conto delle ferie come pure i campi degli zingari che non mi sembrano proprio a «norma di legge» e poi insieme all'Arpal controlli meglio il funzionamento dei depuratori per permettere di fare in tranquillità gli ultimi bagni marini ai cittadini che stanno rientrando dalle ferie spesso con il portafoglio vuoto o con lo stipendio del 31 agosto già speso con carta di credito od assegni postdatati all'albergo di cui sono clienti fedeli.