Quell’amicizia scomoda con il «boss» bulgaro

Dice l’ex pm di Montenero di Bisaccia: «non sapevo» che Bruno Contrada fosse il numero tre del Sisde, ma solo un questore. Dice ancora: pur avendo rapporti con la Procura di Palermo nel dicembre del '92 «non sapevo» che Contrada fosse indagato e stava per essere arrestato per mafia. Dice di più: quella era solo una cena, non c'era niente di segreto, «non sapevo» che insieme ai carabinieri a tavola ci fossero anche i servizi segreti. Dice infine: «non sapevo» che qualcuno avesse scattato dodici foto. Ammesso che gli si possa credere, ci piacerebbe dicesse finalmente qualcosa sui suoi rapporti con il bulgaro Iliya Pavlov. Ai lettori del Giornale questo nome dirà poco o niente, ma ai servizi segreti di mezzo mondo e alle polizie dell’altro mezzo quel nome fa venire i brividi: perché il miliardario Iliya Pavlov era sospettato, sia pur senza aver mai subito una condanna, di essere la faccia imprenditoriale della mafia bulgara. Parliamo al passato perché l’«Al Capone dei Balcani» - come l’ha definito il quotidiano Trud -, presidente del colosso MG Corporation (49 società impegnate nell’estrazione mineraria, turismo, energia, alimentare), venne ucciso a Sofia da un killer il 7 marzo 2003.

L’OSCURO BUSINESS

DELL’«AL CAPONE DEI BALCANI»

Per risalire ai rapporti fra i due (Di Pietro e Pavlov), o meglio agli interessi bulgari di Tonino, occorre partire da un dato di fatto documentato che lo stesso Di Pietro, non potendolo smentire, ha minimizzato: il suo investimento nella società immobiliare di diritto bulgaro «Suko Srl» in quel di Varna, sul Mar Nero, uffici in via Graf Ignatiev 175, in società con quel Tristano Testa presente nel cda della BreBeMi (l’autostrada Brescia-Bergamo-Milano) di cui si è ampiamente scritto a proposito delle polemiche/scandalo su costi e convenzioni per 62 chilometri d'asfalto e sul presunto conflitto d’interessi dell’allora ministro dei Lavori pubblici, Di Pietro. Richiesto di un chiarimento a margine delle rivelazioni su un patrimonio immobiliare che valicava i confini nazionali, il politico molisano ha ammesso d’aver effettivamente investito a Varna, città cara a Pavlov e alla moglie, oggi vedova, Dorina, presidente della squadra di calcio locale «Cherno More», nota ai cultori del gossip per esser stata immortalata in Sardegna dal fotografo Zappadu. «La mia lontana e cessata partecipazione in una società di impresa agricola - urlò l’ex pm a novembre 2007 - è stata da me regolarmente denunciata nelle dichiarazioni pubbliche in Parlamento. Rivendico il diritto di svolgere tale attività giacché iscritto all’albo degli agricoltori in quanto ho ricevuto in eredità da mio padre i relativi terreni e attrezzature».

GLI INVESTIMENTI SUL MAR NERO

E IL CONTADINO DI MONTENERO

Cosa c’entri il suo essere profondamente contadino con l’investimento in Bulgaria, sfugge. La prima visita di Tonino nel Paese dell’Est può essere collocata nella primavera del 2002 «in missione per conto del Parlamento europeo», di cui era diventato membro. «Una missione - ha rivelato il 27 novembre 2007 Panorama - organizzata da un gruppo operativo dell'Idv di Cremona, denominato Gemme d'Italia». Il fine? Ottenere l’apertura di due sedi dell’associazione «Amo», affiliata appunto a Gemme d’Italia, per le adozioni. Una sede doveva essere a Sofia, e una, giust’appunto, a Varna, dove Di Pietro entrerà nella Suko Srl e dove le cronache riferiscono esistesse un punto d’appoggio di questo Pavlov alle cui dipendenze - secondo i report dell’intelligence americana - erano esponenti dei servizi segreti (come Dimieter Ivanov, capo di sei dipartimenti dei Servizi comunisti), alti funzionari del Partito comunista, massoni e personaggi dai soprannomi terrificanti come il Teschio, il Dottore, il Becco e Dimi il Russo che presenziarono ai suoi affollati funerali. Alle esequie, però - secondo l’approfondito reportage di Misha Glenny dal titolo «Mc Mafia, il nuovo crimine organizzato globale» - non partecipò l’ambasciatore americano in Bulgaria, Jim Pardew.

L’ALTOLÀ DEGLI AMBASCIATORI USA

ALLA RICHIESTA DI CITTADINANZA

«L’ambasciata - scrive Glenny - aveva eseguito urgenti indagini una settimana prima, il 7 marzo, quando alle otto meno un quarto di sera, un unico proiettile sparato da un cecchino aveva abbattuto Iliya Pavlov mentre chiacchierava al telefono fuori della sede centrale della sua mega società, la Multigroup». Pavlov era da anni nel mirino della Cia, l’Fbi si era a lungo occupata di lui. Gli americani avevano storto il naso di fronte alla sua aspirazione di ottenere la cittadinanza statunitense e «ben due ambasciatori a Sofia, uno dopo l'altro, l’avevano energicamente avversata». Nel 1998 l’ambasciata Usa in Bulgaria collezionò un dossier su Pavlov, e in merito alle sue richieste per il rilascio di un passaporto specificava come «non fosse adeguato aderire essendo le imprese da lui controllate sospettate di riciclaggio, furti e omicidi». Le indagini sul suo assassinio hanno preso strade senza uscita: dal regolamento di conti per il controllo dei traffici illeciti all’indebitamento di Pavlov per il fallimento degli affari sull’energia. Il capo della polizia arrivò a ipotizzare una pista che portava in Serbia, anche alla morte del premier Dijndijc.

GLI INCONTRI UFFICIALI

FILMATI DALLA TV DI SOFIA

Sia come sia, per motivi imperscrutabili, il celebre pm Di Pietro e il temuto imprenditore Pavlov iniziarono a frequentarsi. Non sappiamo se per interesse del secondo - come sostengono alcune fonti contattate dal Giornale in Bulgaria - «al solo fine di rifarsi un’immagine continuamente macchiata dai sospetti» di collusioni con la malavita locale, in particolare con l’omonimo Pavlov, Filip Naidenov, detto Fatik junior, trafficante d’armi e droga crivellato di proiettili nel centro di Sofia. Il senatore Sergio De Gregorio, che di Di Pietro fu alleato per un breve periodo e che in Bulgaria ci andava spesso pure lui con la sua «Associazione italiani nel mondo» per interscambi culturali con il circolo La Strada, è stato testimone diretto degli incontri fra Di Pietro e Pavlov. Il 18 gennaio l’ha ricordato così a Tonino: «Rammento perfettamente che almeno in una occasione Di Pietro andò in Bulgaria come consulente per riscrivere una parte del codice, allora era eurodeputato, e si accompagnava a questo Pavlov, un noto imprenditore mafioso ucciso poi con un colpo in fronte. Mi invitò anche a cena con lui una volta...».
Nel suo blog (www.sergiodegregorio.com) ha aggiunto ulteriori particolari su quel rapporto, non ultima l'esistenza di foto e filmati (in suo possesso?) che ritrarrebbero i due in diverse occasioni, ufficiali e non. «Credo fermamente che, per dimostrare di che razza di personaggio sia Di Pietro, dovrò occuparmi, a breve, considerate le sistematiche provocazioni, delle sue relazioni in Bulgaria, con il defunto mafioso Iliya Pavlov, una sorta di Provenzano dell’Est, che girava a braccetto con Di Pietro e accettava di incontrare gli imprenditori a lui collegati. Il nome di Iliya Pavlov - insiste il senatore - compare nei libri di storia sulla mafia transnazionale e credo che il Pdl abbia il dovere di approfondire la frequentazione pericolosa di Di Pietro e stabilire se Pavlov finanziò o meno le sue attività politiche. Ciò che è certo è che le televisioni bulgare conservano decine di filmati nei quali Pavlov si accompagna a Di Pietro anche in occasioni ufficiali. Pavlov non potrà testimoniare: un cecchino di una cosca rivale gli ha tolto la vita con un colpo alla tempia proprio nel momento in cui il suo impero del male cominciava a espandersi anche in Italia, dove Di Pietro convocava imprenditori alla sua corte per favorirne i rapporti nel nostro Paese».

«IO LO DISSI A TONINO:

STAI ATTENTO AL BULGARO...»

Se Pavlov non può testimoniare, altre persone presenti sì. De Gregorio cita episodi specifici. Un incontro a Roma, a via Veneto. «Fui personalmente testimone di una riunione all'Hotel Excelsior di Roma, presieduta proprio dal fondatore di Idv». Di che si trattò? «Eravamo sei-otto persone - dice De Gregorio al Giornale - in una saletta dell’hotel non distante dal ristorante. Noi di qua, e Pavlov con i suoi uomini di là intorno a un tavolo a ferro di cavallo. C’era il direttore commerciale e il responsabile delle imprese di Pavlov, uno dei due era americano». Per «noi» chi intende? «Io, Di Pietro, alcuni imprenditori come Angelo Tramontano, oppure un tale di Bergamo amico suo che evito di nominare ma che Di Pietro sa bene chi sia, e altri, tutti interessati a investire a Sofia e dintorni. Io lo dicevo a Di Pietro di stare attento, che in Bulgaria giravano voci terrificanti su Pavlov, che non era il caso di farsi vedere troppo in giro con simile personaggio. Addirittura l’interprete, dopo la cena, ci mise in guardia su Pavlov». E lui, Tonino, che rispose? «Diceva che dovevo stare tranquillo perché Pavlov, con quelle voci, non c’azzeccava niente». Il cecchino ci ha azzeccato, però.