Quell’artificio contabile sotto la lente del Parlamento

Ho cercato di seguire con attenzione l’andamento del voto per la Finanziaria-farsa e raccontata alla “pinocchio”, come evidenzia il maxi-emendamento che la improvvisa e tenta di riscrivere confusamente.
Sono rimasto colpito dall’affermazione fatta in Senato dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa come j’accuse di misfatti a carico del Governo Berlusconi, che riporto qui di seguito; l’eredità ricevuta «dal precedente governo» è pesanti’sima: «È un fatto di straordinaria gravità l’azzeramento dell'avanzo primario», ossia, ha spiegato Padoa-Schioppa ai senatori, «il saldo dei nostri conti al netto per la spesa per interessi», in altre parole «la riserva per poter onorare i debiti guardando al futuro». Con Silvio Berlusconi e con Tremonti «si è distrutto in pochi anni quanto si era faticosamente costruito in molti anni»; dando prova di «miopia, egoismo, sacrificio del benessere di domani al benessere di oggi». Di seguito ho verificato la contestazione del Polo che ha fatto scoppiare la bagarre dopo la votazione: «Noi non partecipiamo alla votazione di un falso contabile». Gli esponenti della Casa delle libertà, che poco prima avevano dovuto mandare giù una sconfitta di misura con il peso determinante dei senatori a vita, si sono impuntati su una questione solo apparentemente tecnica: quella delle maggiori entrate fiscali che si stanno registrando negli ultimi mesi dell’anno e che non sono state contabilizzate nella manovra. «Abbiamo avuto la conferma che in questa Finanziaria - ha protestato il presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani - si è omesso di tenere conto delle maggiori entrate fiscali per un artifizio contabile, che vogliamo disconoscere e delle cui ragioni preferiamo rimanere all’oscuro».
Ritengo, a questo punto, necessario un dibattito parlamentare a chiarimento ufficiale in merito a una denuncia che, da sola, basterebbe per mandare a casa i degeneri.